Most Beautiful Island, la paura in una stanza

Un thriller-horror a firma della spagnola Ana Asensio

Se amate le atmosfere cupe e non soffrite di aracnofobia, non perdete questo thriller-noir dalle venature horror in sala dal 16 agosto distribuito da EXIT media.
    Si tratta di 'Most Beautiful Island', esordio alla regia della giovane attrice spagnola Ana Asensio che vi recita anche nel ruolo della protagonista.

    Girato in 16mm il film, interpretato oltre che dalla regista anche da Natasha Romanova, David Little, Nicholas Tucci, Larry Fessenden e Caprice Benedetti, ha un pedigree non da poco: ha partecipato a numerosi festival, tra cui quello del Cinema Spagnolo di Roma, e ha vinto poi il Premio speciale della Giuria all'ultimo SXSW di Austin (Stati Uniti).

    Protagonista di questo film indipendente low budget è Luciana (Asensio), giovane spagnola da poco emigrata a New York che insegue come tante il sogno americano.
    Sola e senza documenti, la donna fa di tutto pur di sopravvivere: dalla baby sitter alla donna sandwich per una delle tante catene di pollo fritto della grande mela. Ma i soldi non bastano mai.
    Fino a quando riceve una proposta economicamente davvero allettante, ma altrettanto misteriosa. Le vengono offerti duemila dollari per andare ad una festa "esclusiva" vestita in elegante abito nero. Non si tratta però di olgettine: l'amica russa che le ha procurato il contatto, le ha più volte assicurato che non è prostituzione, ma solo la partecipazione a un gioco davanti a un ristretto gruppo di ospiti ricchi e stravaganti.

    Luciana accetta e si ritrova in un buio scantinato dove molte donne, proprio come lei, sono in attesa di entrare in una stanza misteriosa da dove vengono, di volta in volta, applausi e urla. Cosa mai succede in quella stanza? Nessuno dice nulla e la paura in Luciana monta lentamente davanti al mistero di ciò che accadrà davvero quando toccherà a lei attraversare quella porta.
    "Non si può dire che sia un film autobiografico - spiega la regista - anche se alcune cose strane mi sono capitate. Ho accettato lavori inimmaginabili a New York e la pressione di non avere né amici né la famiglia ti genera molta ansia quando ti ritrovi sola all'estero. Ho conosciuto però persone che hanno fatto cose simili per cominciare una vita nuova e lasciarsi alle spalle un passato traumatico che non riuscivano a superare".

    E ancora la Asensio: "Volevo parlare di un tipo di immigrazione di cui si sa poco: ho conosciuto molte ragazze, modelle e attrici, in attesa del visto, che se le vedi in strada non pensi mai che abbiano problemi anche solo per mangiare. C'è in queste situazioni un falso glamour, crudele e agrodolce. Persone che mangiano solo quando sono invitate alle feste. Sono condizioni degradanti e assurde, ma nel mio film - conclude la regista - volevo soprattutto mostrare come le classi ricche alla fine possono comprare tutto, anche la stessa brutalità se è una cosa che le diverte".

   

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