Angelo siriano guarda la Luna chiamata Europa

Regista, non essere solidali con i rifugiati sarebbe disumano

C'è un angelo siriano che guarda Una Luna chiamata Europa al centro di Jupiter's Moon di Kornel Mundruczo, un film ungherese passato a Cannes e ora in sala distribuito da Movies Inspired. E' la storia di Aryan (Zsombor Jeger), un giovane immigrato che, dopo essere stato ferito mentre cercava di attraversare illegalmente la frontiera ungherese, scopre che ha la capacita' di volare. Aryan diventa una sorta di angelo salvifico, anche rispetto al cinico dottor Stern (Merab Ninidze), che pensa di sfruttare le sue capacita' per fare soldi. Entrambi inseguiti da Laszlo (Gyorgy Cserhalmi) un perfido poliziotto corrotto.
    Kornel Mundruczo viaggia, anzi vola, tra pessimismo e speranza, intorno all'idea del miracolo. Solo quello potra' salvare l'Europa. E non a caso il titolo fa riferimento al pianeta di Giove di nome Europa dove sembra ci possa essere vita e appunto speranza. "Durante un tour teatrale, ho visitato un campo per rifugiati a Bicske, in Ungheria. Quello che ho visto lì mi ha sconvolto. Ho avuto l'impressione che essere straniero, diverso, fosse uno stato d'essere. C'era una strana forma di santità in quelle persone perché - spiega il regista - si trovavano in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. L'immagine o l'allegoria della privazione è molto vicina alla liturgia cristiana. Non hai né un passato né un futuro, c'è solo il presente, ma anch'esso è incerto. Non sai neanche se sei ancora te stesso, se sei la persona che eri quando sei partito, o se sei diventato qualcun altro durante il viaggio. Non si può essere testimoni di questo senza sentirsi solidali. Sarebbe disumano". Mundruczo sottolinea che l'idea di partenza non era "fare un film sui rifugiati ma usare questa crisi odierna come contesto per riconsiderare il miracolo in generale. Inizialmente il film doveva essere ambientato nel futuro, ma mentre stavamo cercando i finanziamenti per il film, ci siamo ritrovati a dover fare un film diverso, sul presente. Abbiamo pensato a lungo se fare un film sui rifugiati fosse ora troppo legato all'attualità. Per me era importante considerare questo film come una storia europea, radicata in un'Europa in crisi, inclusa l'Ungheria. Allo stesso tempo, cercavo di dargli un'aria da fantascienza contemporanea".
    Il fatto che Aryan abbia la capacita' di volare non e' affatto un caso: "Uno dei miei libri preferiti quando ero bambino erano dei racconti di Alexander Belyaev intitolati Ariel, ovvero le storie di un ragazzino capace di volare"
   

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