Tre fratelli maestri de L'arte della fuga

Una commedia alla Allen firmata da Cauvin in sala da 31 maggio

(di Francesco Gallo) (ANSA) - ROMA 25 MAG - Un film pieno di sfumature, delicato, divertente e in cui tutti i personaggi vivono come in una bolla di amori liquidi, una bolla sospesa dove e' sempre presente la paura del rimpianto. Questo, in estrema sintesi, L'arte della fuga, commedia sentimentale del regista francese Brice Cauvin che ricorda un po' quelle di Allen. Il film, in sala dal 31 maggio con Kitchen Film, ha come protagonisti tre fratelli molto diversi tra loro, ma che hanno in comune il fatto di essere in crisi e di essere maestri, come ricorda il titolo, nell'arte di sfuggire alle proprie responsabilita'. Intanto c'e' Antoine (Laurent Lafitte)che vive serenamente il suo amore gay con Adar e forse comprera' proprio con lui una casa, ma intanto sogna Alexis. C'e' poi Louis (Nicolas Bedos), quello tra i fratelli che ha avuto piu' successo, che e' invece innamorato di Mathilde, una donna che incontra a Bruxelles dove lavora, ma sta per sposarsi invece con Julie (e questo anche per volonta' dei genitori che adorano questa bellissima algida ragazza). Infine, c'e' Ge'rard (Benjamin Biolay), disoccupato, testardo e fragile, che mentre sogna di tornare con la moglie Helen che lo ha lasciato intanto ha una strana relazione con la materna e stravagante Ariel (Agne's Jaoui).
    Tre uomini confusi, i protagonisti di questo film,molto legati tra loro, insofferenti, ma sempre subalterni agli ossessivi genitori-padroni:(Marie-Christine Barrault e Guy Marchand), una coppia inossidabile e davvero tutta d'un pezzo.
    Il film,tratto dal romanzo di Stephen McCauley che e' stato consulente alla sceneggiatura e ai dialoghi insieme ad Agne's Jaoui, e' l'opera seconda di Cauvin, studioso del linguaggio oltre che regista.
    "Per me - ha detto il regista - il linguaggio e' fondamentale in tutti i miei lavori. Parto infatti dai personaggi e dai loro dialoghi e costruisco poi il tutto come se ogni attore fosse uno strumento musicale che interagisce con gli altri proprio come in un gruppo jazz. E va detto che quando sto alla macchina da prese mi sento un po' come un direttore d'orchestra''.
    Certo riconosce: ''E' vero nel film e' centrale il detto 'Meglio avere rimorsi che rimpianti'. In questo senso il personaggio di Ariel e' quello che impersona meglio questa filosofia. Ma importante in L'arte della fuga - ha concluso - anche il ruolo della famiglia che e' allo stesso tempo rifugio, ma anche un luogo dove scaturisce violenza. Insomma la famiglia che sembra obbedire alle sole regole affettive, senza nessuna logica, e' anche il rifugio di una violenza estrema di cui i protagonisti del film sono vittime anche se in modo diverso''.
   

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