Happy Winter, la crisi vista dal microcosmo di una spiaggia

Il regista, è il primo docu-cinepanettone del cinema italiano

(ANSA) - ROMA, 13 MAG - Esorcizzare la crisi economica e le difficoltà quotidiane, mettendosi in scena per apparire felici, sereni e senza problemi, tra ore al sole, balli di gruppo, pasti e feste sulla spiaggia, momenti di confronto. E' l'obiettivo condiviso dalla comunità che ogni anno si ritrova sulla spiaggia di Mondello a Palermo, raccontato da Happy Winter, il documentario di Giovanni Totaro, presentato fuori concorso alla 74/a Mostra del Cinema di Venezia, che arriva in sala il 14, 15 e 16 maggio con I Wonder Pictures.
    Un microcosmo, quello del film non fiction, che ogni anno si crea intorno alle centinaia di cabine affittate dai bagnanti, quasi mini-case (con tanto di arredamento ad hoc) simbolo di un benessere ostentato, rimpianto o sognato. "Il progetto è nato tre anni fa, partendo dal corto che avevo realizzato come saggio di diploma, sapendo che queste cabine correvano il rischio di scomparire (non sarà più possibile averle sulla spiaggia dal 2020, ndr) - ha spiegato a Venezia Totaro, classe 1988, che con il progetto del documentario ha vinto già premi dal Mia di Roma a HotDocs in Canada -. Ciò che accade in spiaggia è emblematico di ciò che accade nel Paese, nel pieno di una crisi economica e culturale. Volevo comunque che il film intrattenesse, l'ho concepito come il primo docucinepanettone del cinema italiano".
    Tra colori saturi, inquadrature imponenti e una colonna sonora che va dal Gruppo Italiano e Giuni Russo, Totaro segue, nel trascorrere della stagione, "tre amiche che passano le giornate a preparare i numeri di karaoke per la Festa di ferragosto; Nino, che sulla spiaggia vende bibite e usa la sua cabina come chiosco ("era importante mostrare anche chi è lì per lavorare"); una famiglia che pensa a una nuova vita e una possibile migrazione in Svizzera e Toni, che cerca voti senza sosta per le elezioni, "un personaggio che riflette la distanza oggi tra la politica e la vita reale". Secondo Totaro, al sud "è diffusa la dinamica di sperare di ricevere il favore per cambiare velocemente la propria condizione".
    Per preparare Happy Winter il regista ha trascorso "tre estati in contatto con questo microcosmo. Dovevo conquistare la fiducia dei bagnanti, conoscerli in modo che non vivessero la cinepresa come un'intrusione e si fidassero di me. Ascoltando la loro realtà - ha concluso il regista al Lido - ero preparato su ciò che sarebbe accaduto ed ero lì per filmarlo". (ANSA).
   

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