Due sotto il burqa, un sorriso contro il radicalismo

Commedia francese in sala. Nel cast Camelia Jordana

Da una parte ''qualche insulto e minaccia per me e il cast da alcuni fondamentalisti, che hanno smesso con l'uscita in sala del film'', dall'altra ''gli abbracci e i ringraziamenti di tanti arabi alle anteprime, contenti ci sia una storia in cui si vede che essere musulmani non vuol dire avere il coltello in mano''. Sono le reazioni,  ha spiegato nei giorni scorsi a Roma la regista Sou Abadi, iraniana naturalizzata francese, che ha suscitato nella comunità islamica d'oltralpe 'Due sotto il burqa', la commedia romantica/sociale in cui si parla di radicalizzazione e libertà di scelta, con leggerezza ma senza superficialità. Il film, vincitore del premio del pubblico al Biografilm Festival, in sala con I Wonder Pictures.
    Protagonisti Félix Moati, William Lebghil e la 25enne Camélia Jordana, che dopo il successo come cantante, grazie a Due sotto il burqa e a Le brio, con Daniel Auteuil, appena uscito in Francia, si sta affermando come una delle rivelazioni del cinema d'oltralpe. La regista, che viene dal documentario, è qui al debutto nella fiction: ''è la strada che continuerò a seguire, per adesso, mi sento più libera''. E il prossimo film è ancora più impegnativo: ''dopo due anni di ricerche sto per iniziare a girare una commedia ambientata fra i militanti dell’Isis''. Sou Abadi da adolescente in Iran all'inizio della rivoluzione islamica ha vissuto ''le derive del fondamentalismo - spiega-. E in Francia, e in generale in Occidente abbiamo vissuto gli orrori del radicalismo islamico. Io volevo parlarne da una prospettiva diversa da quella tragica, riderne in maniera intelligente. Allora ho deciso di dire tutto quello sentivo, ma in maniera garbata''. Nel film ''non rido solo del radicalismo, ma di tutto e tutti, anche di me stessa. Volevo una commedia che aiutasse a placare gli animi e a fare un passo verso l'altro''. Al centro della storia la coppia formata da Leila (Jordana) e Armand (Moati) studenti a Parigi di scienze politiche che si sono innamorati e sono sul punto di partire insieme per New York per uno stage all'Onu. I piani però vengono stravolti quando Mahmoud (Lebghil), fratello maggiore di Leila, torna dal Medio Oriente in Francia da islamico radicalizzato. Per impedire alla sorella di partire, Mahmoud chiude Leila in casa, e Armand, pur di rivederla ed aiutarla, decide di indossare un burqa e spacciarsi per donna, presentandosi col nome di Sheherazade.
    Mahmoud ci casca e pian piano inizia a provare un interesse sempre maggiore per la nuova amica della sorella. Per il ritmo del film ''mi sono ispirata a Billy Wilder, considero questo il mio 'A qualcuno piace caldo' col burqa - dice -. Avrei tanto voluto che uscisse anche nel mondo arabo ma finora nessuno di quei Paesi lo ha acquistato né l'ha voluto nei propri festival. Sono delusa, perché non penso ci sia niente di offensivo''. L'approccio documentaristico l'ha aiutata nella storia ma sul personaggio di Mahmoud ''ho virato sull'irrealismo, volevo essere ottimista''. Per questo l'ha molto emozionata ricevere le lettere delle madri di due giovani diventati jihadisti, di cui uno morto come kamikaze: ''mi hanno scritto di essersi commosse con il film. Avrebbero voluto che anche i loro figli, come capita a Mahmoud, avessero avuto la possibilità di cambiare attraverso l'amore''.
   

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