Cage e Dafoe per pulp di 'Mr Blue' Bunker

In Cane mangia cane, da libro dello scrittore ex criminale

Fonte d'ispirazione per tre generazioni di scrittori, Edward Bunker, scomparso nel 2005 a 71 anni, ha vissuto due vite: la prima fino a inizio anni '70, da precoce criminale, finito più volte in prigione come estorsore, trafficante di droga, rapinatore e falsario. La seconda da celebrato autore di noir a tinte pulp, sceneggiatore e attore, diretto fra gli altri, da Walter Hill (I cavalieri dalle lunghe ombre), Konchalovsky (A 30 secondi dalla fine, per cui ottiene anche una nomination all'Oscar come coautore della sceneggiatura) e uno dei suoi più grandi fan, Quentin Tarantino, che gli ha affidato il ruolo di Mr. Blue in Le iene. Il suo realismo senza sconti torna in Cane mangia cane, adattamento firmato da Paul Schrader, con Nicolas Cage e Willem Dafoe, in sala dal 13 luglio con Altre Storie, dall'omonimo bestseller del 1995 di Bunker (edito in Italia da Einaudi). Protagonisti tre criminali appena usciti di prigione, il più lucido, Troy (Cage), Diesel (Christopher Matthew Cook), al soldo della mafia e l'imprevedibile e sanguinario Mad Dog (Dafoe, che aveva già interpretato una trasposizione da un libro di Bunker, Animal factory di Steve Buscemi). Insieme accettano un ultimo colpo, quello 'della vita', il rapimento di un bambino di un anno, che scatena una serie di sempre più violente conseguenze. Bunker, che ha scoperto la passione per la letteratura e la scrittura, da autodidatta, in prigione (ad ispirarlo, l'incontro con un altro galeotto scrittore, Caryl Chessman, condannato a morte e giustiziato nel 1960) diceva che le sue storie sul crimine erano scritte ''dal punto di vista del criminale. Per me l'obiettivo di un romanzo è raccontare la condizione umana''.
    Schrader, che nel film, si ritaglia anche un ruolo, immerge gli spettatori, da prima dei titoli, in pensieri, ricordi, deliri ed eccessi dei personaggi conditi da ampie dosi di humour nero e qualche momento grand guignol. C'è il mondo a colori acidi di Mad dog, capace di reazioni estreme e insensate; lo stile vintage di Troy, elegante ma spietato, e il pragmatico Diesel. Un gioco di riflessi e citazioni basato su dialoghi a effetto (vengono evocati, fra gli altri, il cantautore cult Elliott Smith, Humphrey Bogart e Jackie Chan) e le prove istrioniche di due vecchie conoscenze del regista come Cage, protagonista di Al di là della vita, scritto da Schrader per Scorsese e poi diretto in Il nemico invisibile, e Dafoe, attore feticcio del cineasta, da Lo spacciatore a Adam Resurrected. Schrader, che anche stavolta ha diviso i critici, come gli capita regolarmente negli ultimi anni (basti ricordare le polemiche sul provocatorio The Canyons e il rapporto difficile con la protagonista Lindsay Lohan) si è staccato dalla scrittura di Bunker per rendere il noir a misura degli anni che viviamo: ''Il pensiero alla base è stato spiazzare il pubblico - ha spiegato al National Post -. Quando lo spettatore pensa che stai per andare a destra, vai a sinistra. E' molto difficile prevedere dove si va a finire''.
   

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