La nostra terra con Accorsi e Rubini su terre sequestrate mafia

In sala il film di Giulio Manfredonia ispirato a una storia vera

Zucchine e pomodori contro la mafia. 'La nostra terra' di Giulio Manfredonia racconta proprio questo. Ovvero come una cooperativa, un po' armata Brancaleone, si metta a un certo punto a coltivare prodotti biologici in un podere del Sud confiscato alla mafia grazie alla legge Pio La Torre. Ma non sara' cosi' facile.

 Questa, in breve, la storia del film in sala il 18 settembre distribuito da Visionaria e Videa in ottanta copie. Nicola Sansone (Tommaso Ragno) e' un raffinato e colto signore in galera per reati di mafia. Il suo podere, nel Sud Italia, viene confiscato dalla Stato e assegnato a una cooperativa, che pero' stenta a decollare per evidenti boicottaggi in odor di mafia. Cosi' viene mandato in loro aiuto Filippo (Stefano Accorsi), un uomo pignolo e non troppo coraggioso, che da anni fa l'antimafia, ma solo lavorando in un ufficio del Nord. Tante le difficolta' incontrate da Filippo, ma a trattenerlo, sia la sfida con se stesso e la sue paure e anche alcune dinamiche come l'incontro con Cosimo (Sergio Rubini), ex fattore del boss, e quello con Rossana (Maria Rosaria Russo), bella ragazza con un passato da riscattare.

Ma arriva il colpo di scena. Al boss Nicola Sansone vengono concessi i domiciliari. ''Ho tentato di approcciare questa storia vera che ha a che fare con la mafia in senso lato - dice il regista di 'Si puo' fare' oggi a Roma -. Racconto insomma in questo film questa strana lotta alla mafia con la coltivazione di zucchine e pomodori. Una lotta in positivo, un modello diverso di lotta. Ci siamo ispirati a una vicenda accaduta a Mesagne dove e' stata confiscata la masseria del tesoriere della Sacra Corona unita''.  

  ''Dell'associazione Libera - spiega Accorsi - sapevo quello che ho letto sui giornali. La conoscevo in modo indiretto. Amo molto la natura - aggiunge poi -, ma e' stato molto faticoso girare questo film. Di giorno faceva molto caldo e d'inverno freddo''. Per prepararsi a fare questo film, scherza Rubini:''non mi sono messo certo tra i pomodori. Mio nonno era contadino e so cosa e' la campagna, ma va detto che, proprio come racconta questo film, il sud non e' un luogo violentissimo, ne' troppo buono. Proprio come il mio personaggio che si colloca in una zona grigia''. Dice infine il produttore Lionello Cerri: ''Non abbiamo fatto vedere questo film ai festival, difficilmente le commedie vengono accettate- e annuncia -. Il 15 settembre da Milano, dall'Anteo spazioCinema proiezione via satellite in 40 citta' il film. E questo alla presenza di Don Luigi Ciotti, fondatore dell'Associazione Libera''.

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