Laganà nel cda Rai, adesso voce e spazio ai dipendenti

Azienda valorizzi risorse interne. Privatizzazione? Non se ne parla

"La responsabilità? Me la sento tutta addosso, anche se la riforma Renzi ha tolto potere al consiglio di amministrazione: diciamo che, nel quadro di una pessima legge sulla governance, c'è un bagliore nel buio, la presenza di un componente in cda in grado di dare voce ai dipendenti e ai cittadini che pagano il canone". Riccardo Laganà, 43 anni, in Rai dal 1996, attualmente mixer video degli studi tv di Roma, è diventato il primo consigliere nella storia dell'azienda scelto dai dipendenti di Viale Mazzini.

"Sono un po' frastornato", ammette in una chiacchierata con l'ANSA Laganà, spinto 'al settimo piano' dall'onda lunga della mobilitazione aggregata attorno al coordinamento Rai Bene Comune-Indignerai, che gli ha consentito di battere Roberto Natale, candidato dell'Usigrai, e Gianluca De Matteis Tortora, appoggiato dai sindacati del personale non giornalistico. Ma ha le idee chiare: "La cosa che più mi attira è dare voce a tutti i dipendenti, per avanzare proposte che rilancino l'azienda, ma anche alle associazioni che ruotano attorno al servizio pubblico e a tutti i cittadini che vogliono partecipare in qualche modo alla vita della Rai. Orecchie aperte verso chi paga il canone: Indignerai, che è un gruppo Facebook, ma anche un sito, diventerà ancora più potente. E online pubblicheremo continuamente le cose che accadono a Viale Mazzini, come abbiamo sempre fatto, ma a questo punto con più visibilità".

La logica della trasparenza, in linea con la mitologia della 'casa di vetro' consacrata dal Movimento Cinque Stelle? "Non facciamo riferimento a partiti, né a sindacati, anche se lo Snater ci ha sostenuto e gliene rendiamo merito", risponde Laganà. "Quella trasparenza che per alcuni è un'esigenza politica realizzata, l'abbiamo sempre portata avanti". Quanto alla "prima battaglia" da portare avanti, "c'è l'urgenza - spiega - di ottimizzare e valorizzare tutte le risorse che lavorano in Rai, 12 mila dipendenti che vogliono poter svolgere il loro lavoro con professionalità, senza essere sottoposti alle aggressioni esterne di agenti che impongono accordi e pacchetti chiusi ai direttori di rete. Anche il contratto di servizio prevede che venga 'saturato' tutto il personale interno. Nessuna intenzione di demonizzare le collaborazioni esterne, se sono ben giustificate e motivate come valore aggiunto, ma non passi l'abitudine a lasciare immobili fior di professionisti interni. Sappiamo fare sforzi enormi in maniera egregia, come dimostra il Festival di Sanremo, ma non può accadere una volta l'anno. In un'azienda bella e piena di energia come la Rai, dobbiamo tornare al concetto del personale come valore, non come costo. Le regole, e l'Anac insegna, in Rai azienda ci sono già tutte, bisogna solo farle rispettare".

E l'ipotesi di privatizzare due reti evocata da Beppe Grillo? "La parola privatizzazione non vogliamo neanche sentirla nominare. Ricordo le battaglie che abbiamo fatto quando si è parlato della vendita di Rai Way: è un sistema che non ci piace, perché in un Paese dove non ci sono leggi certe sul conflitto di interessi non possiamo privatizzare un bel niente, sarebbe un regalo ai 'soliti'. Dobbiamo piuttosto difendere il concetto di servizio pubblico, che oggi viene realizzato a tratti, tanto che altri tentano di intitolarselo". L'orizzonte è "la scadenza della concessione ad aprile 2027: dobbiamo riprenderci appieno la mission del servizio pubblico, per arrivare a testa alta a quell'appuntamento".

Da "attivista per i diritti dei deboli e degli animali", Laganà ci tiene a far sapere che darà "una parte dello stipendio da consigliere alle associazioni che se ne occupano. Invito anche gli altri consiglieri a fare altrettanto: sarebbe un segnale utile a ricostruire l'immagine abbastanza deteriorata dell'azienda". 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Video ANSA