Nel 1954 in Italia esordio della 'spaventosa macchina'

Mike nella prima trasmissione. E c'era gia' la Domenica Sportiva

''La Rai, Radio televisione italiana, inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive''. E' il 3 gennaio del 1954, una domenica. Siamo a Milano, in diretta dagli studi nuovi di zecca del Centro di Produzione di Corso Sempione. Ed e' con questa frase, affidata al sorriso rassicurante di Fulvia Colombo, che nasce ufficialmente la televisione italiana. O almeno e' da questa data che la tv, alla quale in Italia in un modo o nell'altro si lavorava dal lontano 1929, comincia le sue trasmissioni regolari. Per il Belpaese, che ancora si lecca le ferite della guerra, e' indubbiamente una rivoluzione, subito fotografata dalla Domenica del Corriere che all'arrivo dell'apparecchio tv nei tinelli della borghesia piu' agiata dedica una storica copertina firmata da Walter Molino. Allora si trasmetteva in bianco e nero, la qualita' del segnale non era entusiasmante. Ma quell'immagine della Domenica del Corriere, con il papa' ben vestito che tiene sulle ginocchia il figlio bambino e si appassiona con lui ad una partita di pallone, si rivelera' lungimirante. Dopo un periodo sperimentale, gia' nei primi mesi dell'anno gli abbonati erano 24 mila, diventati poi 88.118 a dicembre del '54, quando i ripetitori erano 9 e gli studi televisivi 8 (5 a Milano, 2 a Roma, 1 a Torino).

Nel giro di quattro anni si supero' ampiamente il milione. E in dieci anni i milioni di abbonati erano cinque. Certamente non pochi, tanto piu' se si pensa che la particolare conformazione orografica italiana, con la sua prevalenza di picchi e avvallamenti, costringeva la rete non efficientissima di trasmettitori a lasciare in ombra parecchie zone del territorio.Gia' nel '58, comunque, la quasi totalita' della popolazione era potenzialmente in grado di sintonizzarsi sulle frequenze del Programma Nazionale. Tant'e'. Come ricorda Aldo Grasso nella sua ponderosa storia della televisione italiana (Garzanti), il primo programma annunciato dalla dolce Fulvia Colombo, quel 3 gennaio del 1954, fu una breve rubrica settimanale di interviste a 'note personalita'' in arrivo o in partenza dall'aeroporto di Ciampino. Si intitolava per l'appunto 'Arrivi e Partenze' e ando' in onda alle 14.30: a fare gli onori di casa c'erano Armando Pizzo e un giovane Mike Bongiorno, gia' perfettamente a suo agio nel ruolo di intervistatore e intrattenitore.

La regia era di Antonello Falqui. In serata, dopo una rubrica dedicata all'arte, il Tg (alle 20.45, piu' tardi rispetto ad oggi), seguito dal primo talk show della televisione italiana (si intitolava Teleclub), e poi dalla recita 'in diretta' di una commedia di Goldoni. In chiusura, nemmeno a dirlo, la gloriosa La Domenica Sportiva, il programma in assoluto piu' longevo della tv italiana. Da li' un diluvio di palinsesti e di programmi che hanno accompagnato e fatto la storia del Paese, dal mitico Lascia o Raddoppia? sempre con Mike Bongiorno che dal novembre 1955 unifichera' l'Italia, catalizzando l'attenzione di tantissimi ogni giovedi' sera, fino al teatro d'autore (il 30 dicembre del 1954 esordisce in tv Eduardo De Filippo con Miseria e Nobilta' di cui firma anche la regia) a Il Musichiere di Mario Riva. Senza contare gli sceneggiati, lo sport, i programmi per combattere l'analfabetismo (Non e' mai troppo tardi con l'indimenticabile maestro Manzi in onda dal novembre del '60) e quelli per bambini (il primo programma per i piu' piccoli 'Zurli', mago del giovedi'', con Cino Tortorella, va in onda il 10 gennaio del 1957, lo Zecchino d'Oro arrivera' nel '59). Carosello, con il suo teatrino di 'reclame' in onda tutte le sere dopo il telegiornale, arriva il 3 febbraio del 1957, lo stesso anno di esordio di Rin Tin Tin. Il '58 e' l'anno di Canzonissima (vince Nilla Pizzi con l'Edera) e del Festival di Sanremo (la vittoria e' di Mimmo Modugno con Nel blu dipinto di blu), entrambi gia' collaudati dalla radio.

Nel giro di pochissimo, insomma, la ''spaventosa macchina'', della tv, come la definisce nei giorni dell'esordio il giornalista de La Stampa Luigi Barzini, dimostra tutto il suo fascino e il suo potere sugli italiani. Le sue, sono parole profetiche: ''Tra breve, senza dubbio, l'apparecchio sara' letteralmente ovunque, dove ora sono radio -riceventi , in parrocchia, nello stabilimento di bagni, nelle trattorie, nelle case piu' modeste. La capacita' di istruire e commuovere con l'immagine unita alla parola e al suono e' enorme. Le possibilita' di fare del bene o del male altrettanto vaste. L'Italia sara' inun certo senso, ridotta ad un paese solo, una immensa piazza, il foro, dove saremo tutti e ci guarderemo tutti in faccia. Praticamente la vita culturale sara' nelle mani di pochi uomini''.

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