Le nozze di Laura, i vangeli secondo Avati

Regista trae spunto da le nozze di Cana, in prima serata il 7/12

(ANSA) - ROMA - "Leggo il vangelo ogni sera. In un contesto come quello che stiamo vivendo, probabilmente riproporre la lezione evangelica e' l'unica possibilita' per tornare a riavvicinarci. Oggi alla soglia dei 77 anni io credo nell'impossibile. Questo film tv sembra l'abbia scritto ieri sera, sebbene fosse nel cassetto da un po' di tempo". Il regista Pupi Avati il 7 dicembre sara' in onda su Rai1 con il suo tv movie 'Le nozze di Laura', una storia che trae spunto dal miracolo delle nozze di Cana del Vangelo di Giovanni in chiave moderna.

Una storia ambientata fra i braccianti che raccolgono gli agrumi in Calabria, lavoratori sub sahariani, ragazzi che arrivano dall'Africa, una vicenda aspra e intensa, realizzata da Duea Film e Prodotta da Antonio Avati in collaborazione con Rai Fiction che racconta la vita di un principe del Ciad che finisce a raccogliere arance in Calabria, costretto a vivere nelle macerie del degrado, e alla fine sposa la figlia del padrone dell'agrumeto. Le nozze di questi due ragazzi cosi' diversi sono vero miracolo. "Ho cercato di raccontare Gesu' e due apostoli - spiega il regista - attraverso una storia che entra con un po' di cautela nel territorio sacro. Quando tocchi certi temi bisogna togliersi i sandali. Ho lavorato con questi attori non famosissimi, mi e' stato risparmiato il ricatto della notorieta'. La formula del film tv e' ambigua: rischi di essere bocciato in una serata. O ci sei o non ci sei". Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta fa notare: "La televisione fa numeri giganteschi rispetto al cinema. E' una prima serata su Rai1". Il responsabile della rete ammiraglia del servizio pubblico, Giancarlo Leone, interviene e trova la soluzione: "Pupi Avati deve fare piu' tv movie". Il regista: "Allora ci conto". E il fratello, Antonio Avati: "Ne abbiamo cinque pronti!".

Il film e' stato girato in gran parte nei borghi dell'Alto Jonio Cosentino (Cesine, Colfari, Montegiordano Amendolara, Roseto Capo Spulico). Laura (Marta Lagatti) e' una giovane donna calabrese spedita a Roma dalla famiglia affinche' trovi marito. nella capitale ha un incontro fugace in una lavanderia con un uomo, Hermes (Neri Marcore'), di cui perdera' le tracce e di cui scoprira' di essere rimasta incinta. Tornata dal padre padrone, a Rocca Imperiale, riesce a confidarsi solo con sua zia Maria (Lina Sastri) e con suo cugino, un ragazzo problematico che in paese tutti chiamano "Lui" (un toccante Alessandro Sperduti che sarebbe Gesu' in chiave moderna, ndr).Saranno proprio madre e figlio e una ragazza che viene dall'Est, Anna, a sostenerla nei momenti di difficolta' e ad aiutarla quando il padre di Laura la obblighera' a lavorare nei terreni di famiglia come raccoglitrice di limoni e arance. Nei campi la giovane incontrera' Karimu (Valentino Agunu), un ragazzo originario del Ciad, giunto in Calabria da Bologna dove studia Medicina. Diventera' il suo amore, l'unico che la trovera' bella e che sapra' leggere nel suo cuore, accettando il figlio che porta in grembo. Karimu in Africa e' un principe e sposandola, grazie all'aiuto del cugino, ne fara' finalmente una principessa felice.

"Ho sempre immaginato le nozze di Cana come un banchetto notturno all'aperto, nella meraviglia delle luci degli uomini - spiega Avati - il ragazzo sollecitato dalla madre compie il suo primo miracolo... L'impossibile irrompe nella quotidianita'". Parole significative quelle del giovane attore Valentino Agunu che interpreta Karimu: "Questa e' stata la mia prima opportunita'. E' un film che si basa sul credo. Oggi i ragazzi come me si ritrovano costretti ad integrarsi, ma c'e' un grande muro rappresentato dal pregiudizio. E' un film che riesce a dare la parola a chi non ha voce". Avati conclude: "So che questo nostro film, accostabile solo a Magnificat, stabilisce un rapporto tutt'altro che ambiguo con la trascendenza. Mi auguro di raccontare altre storie ispirate al Vangelo nell'oggi. Riprenderne il messaggio e' importante anche per chi non e' credente. Avverto la necessita' che solo un dio ci possa salvare. Sento il bisogno di sentirmi amato, di sentirmi dire, come disse Giovanni Paolo, di non avere paura". (ANSA).

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