Edoardo Leo, ora vi racconto una storia

Chiuso set di Ozpetek, il 26/7 sarà all'Ostia Antica Festival

ROMA - Tutto è cominciato con nonno Checco. ''Mi raccontava della seconda guerra mondiale, del ritorno a piedi da Fiume dove era stata deportato. A volte anche solo della campagna o della caccia, quella che si faceva per sopravvivere. Non aveva studiato, era un contadino. Ma gli bastava poco per tenermi lì, completamente affascinato. E' allora che ho cominciato a capire quanto è potente sapere raccontare le cose''. Quarant'anni dopo è Edoardo Leo, come nonno Checco, a tenere incollate a una sedia intere platee ad ascoltare le ''sue'' storie. Che sia Pinocchio, che ha riletto in scena la scorsa stagione con l'Orchestra Giovanile di Roma. O il testo scritto e diretto per l'amico Luca Argentero, ''È questa la vita che sognavo da bambino?''. O, ancora di più, ''Ti racconto una storia (letture semiserie e tragicomiche)'', spettacolo che lo vede solo in scena, con le note di Jonis Bascir, in arrivo il 26 luglio sul palcoscenico all'Ostia Antica Festival - Il mito e il sogno (poi il 28 a Cerveteri-RM e il 2 agosto a Falerone-FM).

''Per me Ostia, a due passi da casa, è una soddisfazione enorme'', racconta all'ANSA l'attore, che ha appena terminato le riprese de La Dea Fortuna, il nuovo film di Ferzan Ozpetek di cui è protagonista con Stefano Accorsi (''Un'esperienza pazzesca, purtroppo non mi fanno dire nulla'', sorride). In autunno sarà sempre al cinema ne Gli uomini d'oro di Vincenzo Alfieri con Fabio De Luigi e Giampaolo Morelli, mentre è già in scrittura la sua ''nuova commedia romantica, che sarà sul set nel 2020''. Come dire, il teatro è proprio una scelta voluta. ''Si - ammette - potrei non farle queste serate. Ma riempire un teatro di questi tempi è ancora il senso più profondo di questo mestiere. Al cinema amo raccontare storie corali. Sul set convivo con una moltitudine di persone, sempre. Ma in teatro sento l'esigenza di essere solo, di prendere sulle spalle tutta la responsabilità. Sono già un paio di stagioni che porto in giro questo spettacolo. Per scelta sono andato solo nelle provincie, in posti piccolissimi, dove magari non c'era neanche il cinema. Avevo voglia di restituire affetto, di andare a trovarli uno per uno gli spettatori e magari raccogliere nuove storie''. Già perché ''Ti racconto una storia'', prodotto da Stefano Francioni, è in realtà diverso ogni sera. '

'Da sempre ho una grande fascinazione per il racconto orale - prosegue Leo - Con nonno Checco ho capito che narrare è un talento e a volte è di persone che non conoscono grammatica ne' sintassi, come era lui. Già da ragazzino, ho cominciato a raccogliere storie, ad appuntarmi quelle che ascoltavo, a strappare pagine di giornali, pensando che poi un giorno mi sarebbe piaciuto riprenderle e raccontarle a mia volta. Crescendo, sono passato anche a scriverne di mie e ho messo tutto in un grande librone''. Vent'anni di appunti, ritagli, ricordi e risate, ora trasformati in una grande lezione scencia sulla narrazione. ''Ogni sera decido solo alcuni dei racconti che farò - prosegue l'attore - Gli altri li improvviso in base al pubblico, al luogo, come un tempo i cantastorie che giravano di paese in paese e decidevano di sera in sera cosa avrebbero portato in scena. A un certo punto è entrata anche la letteratura, con Marquez, Calvino, Benni, Eco, Francesco Piccolo. Negli ultimi anni, io che sono sempre molto restio a parlare delle mie cose personali, mi lascio andare molto di più anche ad aneddoti di questi, ormai, 25 anni di mestiere''. Perché? ''È voglia di restituire cose belle. E il fascino del narrare - risponde - E magari spero, senza alcuna presunzione, che chi viene a vedermi perché mi ha visto al cinema, anche se non ha grande passione per la lettura, possa invece interessarsi. E, chissà, all'uscita andare a comprare un libro di Calvino''.

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