Alessandra Ferri, la mia anima per Virginia Woolf

Ad applaudire il suo rientro alla Scala anche Bolle e Savignano

I complimenti dei colleghi Roberto Bolle e Luciana Savignano, le grida di 'brava brava' del pubblico, gli abbracci commossi di tutto il corpo di ballo. Una serata di emozionante successo il 7 aprile per Alessandra Ferri, che ha conquistato di nuovo la Scala, dove è stata etoile dal 1992 al 2007, anno in cui annunciò il suo ritiro dalle scene. Oltre dieci minuti di applausi e ovazioni per lei e tutto il cast di 'Woolf works', capolavoro di Wayne McGregor, che il coreografo aveva creato per il Royal Ballet nel 2015, convincendo la ballerina a tornare sul palco da protagonista.

In Italia il lavoro, basato sulla figura artistica di Virginia Woolf, ma più su sensazioni e stati d'animo che su una vera e propria trama narrativa, non era mai stato eseguito. In teatro anche le attrici Sonia Bergamasco e Virginia Raffaele. Alessandra ha dato l'anima a Virginia Woolf, una delle scrittrici più creative e anticonvenzionali del XX secolo. L'estro dell'artista, la solitudine, l'instancabile vena creativa, l'ossessione dei suoi fantasmi, i suoi rapporti amorosi (carezze e un bacio sdraiate sul palco raccontano l'attrazione di Virginia anche per le donne), la trasformazione e la mutazione del gender in un vortice tra maschile e femminile, il dolore per la decadenza del corpo e soprattutto della mente. Un ruolo creato apposta per la 55enne Alessandra Ferri, che ieri sera ha mostrato tutta la sua perizia e abilità tecnica. Ad aprire lo spettacolo, direttore d'orchestra Koen Kessels, che solo pochi giorni fa ha saputo di dover sostituire Oleg Caetani, le parole della stessa scrittrice, nell'unica registrazione esistente del 1937 per un programma radio della Bbc.

Tre atti, quasi due ore di ballo, musiche di‪Max Richter (il compositore ha equilibrato musica elettronica e orchestrale), Woolf Works è ispirato a tre romanzi della scrittrice: I now, I then (da Mrs. Dalloway), Becomings (da Orlando), Tuesday (da Le Onde). Protagonista del secondo la prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni. Le tre grandi cornici di legno, che si muovono e ruotano accompagnando le coreografie di McGregor, lasciano il posto nel terzo atto ad una gigantografia del mare rumoroso e le sue onde, mentre in sottofondo viene letta la lettera che Virginia scrisse nel 1941 prima di lasciarsi annegare in un fiume non lontano da casa dopo essersi riempita le tasche di sassi. La danza di addio con il suo partner, l'applauditissimo Federico Bonelli, principal al Royal Ballet, poi Alessandra/Virginia conta i passi verso l'acqua.

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