Alice e Bianconiglio danzano con i Momix

Prima mondiale a Roma per il nuovo spettacolo di Moses Pendleton

ROMA - Alice, di bianco vestita e con i lunghi capelli biondi, forse l'unica capace di leggere il mondo anche sottosopra. Il Cappellaio Matto, che arriva danzando al buio, con le sole scarpe illuminate. E ancora un nugolo di conigli e, quasi ipnotico, lo Stregatto, che si trasforma fino a diventare drago. È un mondo che vola disegnando l'aria, ma anche inquietante, fatto di incubi e ossessioni, quello di ''Alice'', ovvero la favola di Lewis Carroll ripensata, creata e coreografata da Moses Pendleton, genio inventore della compagnia americana dei Momix, che anche questa volta ha scelto l'Accademia Filarmonica Romana e il Teatro Olimpico di Roma per il debutto in prima mondiale della sua ultima creatura, in scena per la 9/a edizione del Festival Internazionale della Danza di Roma fino al 3 marzo (dopo la capitale lo spettacolo sarà al Rossetti di Trieste dal 6 al 10, al Ponchielli di Cremona il 16-17 e all'Alfieri di Torino dal 20 al 24).

Un incontro, quello tra la favola di Carroll e la fantasia di Pendleton, che forse non poteva non accadere prima o poi. La prima volta, un anno fa, quando il coreografo e la sua compagna e co-direttrice Cynthia Quinn erano stati invitati dal calendario Pirelli a creare e un piccolo show sul tema Alice (cui erano dedicati i 12 mesi). Oggi protagonisti, tra grandi applausi e anche il vicesindaco Luca Bergamo in platea, sono sette ballerini-acrobati (Heather Conn, Gregory DeArmond, Seah Hagan, Hannah Klinkman, Sean Langford, Jade Primicias, Colton Wall) a raccontare non l'intreccio della storia che Carroll inventò per la piccola Alice e le sue due sorelline, ma un viaggio nell'inconscio, immaginato dal coreografo.

''Vedo Alice come un invito a inventare, a fantasticare, a sovvertire la nostra percezione del mondo, ad aprirsi all'impossibile'', aveva spiegato lui alla vigilia del debutto. E la promessa è mantenuta, mentre Alice scende nella tana del Bianconiglio e incontra subito la Pool of tears, lo stagno di lacrime. E' un mondo sotterraneo ma capace di volare, come la rossa Regina di Diamanti. Che seduce, come le Regine di cuori e picche nelle loro tute di tulle, o dove le Aragoste danzano la quadriglia. Metamorfosi da sogno ma anche nere, fino al quadro da cui è nata l'idea dello spettacolo: il grande Bruco blu, formato dai palloni da palestra, che nelle mani dei ballerini si moltiplicano, corrono, raddoppiano.

E' la cifra dei Momix, quella che strappa anche gli applausi maggiori, e che nella fusione fra corpi e oggetti, danza e luci, costumi e proiezioni, ritorna ancora nelle mille gambe degli specchi rotti, nel Giardino dei fiori viventi o nei castelli di carte che cadono come pioggia. Mentre il corpo di Alice cresce, si restringe, diventa ragno e poi si allunga di nuovo, cercando la luce. Il tutto, lungo una colonna di note ed effetti sonori, tagliata e cucita da Pendleton. A fine spettacolo accolto in scena da vera ovazione.

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