Polunin come Warhol, voglio una mia factory

A Milano con 'Sacré' ispirato a Nijinsky,sui social tatoo Putin

MILANO - Una factory stile Warhol o una compagnia come quella di Djagilev, il fondatore dei Ballets Russes: è quello che sogna di creare il 29enne ballerino ucraino Sergei Polunin, a Milano per il suo spettacolo 'Sacré', in scena il 10 dicembre al teatro degli Arcimboldi.

Quando era primo ballerino del Royal Ballet di Londra, a soli 19 anni, tra droghe e tatuaggi si era guadagnato la fama di 'bad boy' finché, all'apice del successo, aveva abbandonato il corpo di ballo. La seconda parte della sua vita è iniziata nel 2013, con il video di 'Take Me to Church' dell'irlandese Hozier, diretto da David La Chapelle. Milioni di visualizzazioni dopo, ha dato il via al suo Project Polunin. "La mia idea - racconta incontrando la stampa - è di avere 9-10 produzioni da portare in tour insieme, nell'arco di cinque anni, mettendo insieme diversi artisti, come fece Djagilev, che però non ha creato un sistema, così come non l'ha fatto Warhol, mentre io voglio creare una piattaforma con coreografi e un board che vada avanti anche in mia assenza, anche per dare ai ballerini la possibilità di fare qualcosa di diverso rispetto al lavoro quotidiano, che può essere un po' ripetitivo".

A Milano, Polunin porta un solo, creato con la danzatrice e coreografa giapponese Yuka Oishi, dove reinterpreta la figura del leggendario ballerino Vaslav Nijinsky. "La sagra della primavera" di Igor Stravinsky è al centro del balletto, che ripercorre la vita del ballerino, a partire dalla sua follia. "Lo spettacolo è stato creato in Svizzera, dove fu internato in clinica psichiatrica. Prima di ballare non mi sentivo particolarmente legato alla sua figura, ma poi interpretandolo - rivela il ballerino, tutto di nero vestito - mi sono sentito lui e ho sentito che tra 50 anni ci sarà un altro ballerino al mio posto, è stata come una lezione sul tempo appresa ballando". Su un sottotesto "molto cupo", Polunin ha lavorato sull'accessibilità: "Volevo che l'intrattenimento fosse preponderante e che il messaggio, seppure profondo, fosse accessibile anche a chi solitamente non va a teatro, per questo ho messo in secondo piano la parte più classica e seria, non volevo che fosse come quando ascolti la radio classica e ci sono quegli speaker con una voce così noiosa che ti vien voglia di spegnere". Anche per questo, ha preferito non far ricerche su Nijinski per lavorare più sull'istinto e solo ora, dopo averlo sentito come parte di sé, si è convinto che "non era per niente pazzo, aveva solo trovato una sorta di Dio, se lo avessero ascoltato di più non lo avrebbero internato".

Lui, di suo, ha imparato a mettere da parte l'ego ("è il tuo migliore amico e lo devi accettare, ma anche saperlo mettere a tacere") e a lavorare sull'istinto: "Ho imparato ad andare avanti senza farmi troppe domande, poi da cosa nasce sempre cosa e si aprono nuove porte". L'ultima è quella del calendario Pirelli, presentato oggi a Milano, dove appare nudo a letto al fianco di Laetitia Casta: "un'esperienza strana ma interessante", come lo è il cinema, dove tornerà a gennaio con un nuovo film di cui non vuole anticipare nulla. Intanto fa discutere la sua presa di posizione a favore di Vladimir Putin, di cui sui social tesse le lodi, mostrando il tatuaggio sul petto dedicato al presidente russo e i due passaporti, della Russia e dell'Ucraina, che sogna di vedere unite.

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