Pinocchio, viaggio sonoro nella fantasia

Storia della musica nel lavoro di Ronchetti che rilegge Collodi

Da Igor Stravinskij a Julius Fucik e Nino Rota, passando per Edoardo Bennato e i Pink Floyd, con incursioni nel teatro di strada e nel teatro dell'ascolto ideato da Luigi Nono: è un percorso attualissimo nella storia della musica la rilettura che la compositrice Lucia Ronchetti offre al pubblico romano ne "Le avventure di Pinocchio", spettacolo per adulti e bambini coprodotto dal Teatro dell'Opera di Roma, Romaeuropa Festival e Museo Nazionale Romano, in scena all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano (ex Planetario) dal 22 al 25 novembre.

Scritta dall'artista romana per i solisti dell'Ensemble Intercontemporain, storica orchestra permanente da camera fondata nel 1976 da Pierre Boulez, la pièce viene proposta dopo il successo in Francia in prima assoluta nella versione italiana e racconta in modo inedito il capolavoro di Collodi: tutto il mondo del celebre burattino, il suo sogno di trasformarsi da essere vegetale in un bambino in carne e ossa, prende vita direttamente nel corpo e nella voce di Juliette Allen, il soprano che lo interpreta. Accanto a lei i cinque musicisti dell'Ensemble Intercontemporain, che con i loro strumenti (corno, violoncello, violino, contrabbasso e percussioni) diventano di volta in volta la personificazione dei caratteri della storia, dal Gatto e la Volpe alla Balena, da Geppetto a Mangiafuoco: senza parole, ma solo con i suoni, saranno loro a interagire con Pinocchio, disturbandolo, deridendolo e mettendolo alla prova. Secondo la visione della Ronchetti, che con il suo stile rende unitarie le diverse tradizioni musicali proposte in questo viaggio, Pinocchio è un'opera di teatro musicale povero, in cui non ci sono confini tra chi è sul palco e chi è fuori: i paesaggi sonori che la compositrice ha concepito si sviluppano all'interno di uno spazio scenico appositamente spoglio, tra luoghi e presenze prevalentemente acustici, e generano emozioni forti e comprensibili con il solo ascolto anche dai bambini. "Pinocchio come ogni favola ha un potere catartico: è un testo drammatico molto attuale con un bel lieto fine. Ma i bambini non fanno sconti: se una cosa non funziona non partecipano. Questo mi ha stimolato a non fare nulla di inutile nella partitura", ha spiegato oggi a Roma Lucia Ronchetti, che ha sottolineato quanto tutto il suo lavoro sia "ispirato dal teatro di Carmelo Bene".

"Dal punto di vista musicale - ha detto poi - il linguaggio non imita la voce: ho cercato nel repertorio di tutti i tempi i pezzi più adatti a rappresentare ogni personaggio". La cura è stata massima anche per quanto riguarda l'approccio al testo di Collodi che "ha in sé ritmo e forza: l'autore ha rifondato il linguaggio italiano, usando espressioni gergali e dialetto fiorentino insieme alla lingua usata all'epoca dai giornalisti. Ha creato personaggi ben delineati, ognuno dotato di un suo linguaggio: così ho potuto attribuire ai musicisti i vari caratteri", ha proseguito, specificando che "quando mi ha commissionato l'opera, l'Ensemble Intercontemporain mi ha chiesto di proporre qualcosa che si rivolgesse a un pubblico di bambini e che mettesse in luce non solo il talento dei musicisti, ma anche il loro carisma, perché ognuno ha il suo stile personale".


   

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