Dal film al palcoscenico, Shakespeare in love

Solari dirige Lucia Lavia nel ruolo che fu della Paltrow

Una storia d'amore e d'equivoci, la nascita della commedia romantica più celebre della storia e, soprattutto, la passione travolgente che può suscitare il teatro. Fino, addirittura, a far indossare panni maschili a una giovane nobildonna dell'Inghilterra elisabettiana. Al cinema, nel '98, 'Shakespeare in love' conquistò il mondo, vincendo 3 Golden Globe e 7 Oscar, con Gwyneth Paltrow e Joseph Fiennes a dichiararsi amore a suon di rime. Oggi, a tre anni dal debutto sulle tavole di un (vero) palcoscenico nel West End londinese, arriva anche in Italia lo spettacolo che Lee Hall ha tratto dalla sceneggiatura di Marc Norman e Tom Stoppard.

A firmare la regia, Giampiero Solari. Mentre a incarnare la travolgente passione per la scena è Lucia Lavia, che quel sentimento lo porta scolpito nel nome (suo papà è Gabriele Lavia e sua mamma Monica Guerritore), nei panni di Lady Viola De Lesseps (ma anche di Kent, di Romeo e poi Giulietta) accanto a Marco De Gaudio e un cast di 19 attori e un cane per 32 personaggi (dopo il debutto a Verona la scorsa estate, saranno al Politeama di Genova dal 19 al 21 ottobre e al Brancaccio di Roma dal 24 ottobre al 18 novembre, poi in tournée con tappe a Napoli, Torino, Padova, Reggio Calabria, Catania, Jesi, Palermo). "Inizialmente mi aveva spaventato l'idea di portare il film a teatro - racconta Solari - Ma sono bastate poche prove per vedere la meraviglia del 'teatro del teatro'".

Prodotto da Alessandro Longobardi e Officine del Teatro Italiano, lo spettacolo racconta infatti la genesi, tra pagina e scena, di 'Romeo e Giulietta', nella fantasia della trama ispirato all'amore tra Viola e Will, che sarà poi un trionfo, coronato anche dalle lodi della Regina Elisabetta I. "Chi non conosce Shakespeare si divertirà con la storia - dice il regista - I più colti conteranno una quantità infinita di citazioni, che sono parte di un bagaglio meraviglioso, a cominciare dal nome stesso di Viola, che sarà poi un personaggio della Dodicesima Notte. O lo pseudonimo Kent, che lei usa quando si spaccia per uomo e che ritroviamo nel Re Lear". C'è poi Marlowe che corregge le bozze di 'Will' (e quanti studiosi sostengono siano in realtà sue alcune opere del Bardo?), il finale con Viola e il suo sposo imbarcati per le Americhe (cui forse Will augura il naufragio nella Dodicesima notte?) o quel 'pirata' citato inizialmente nel titolo di Romeo e Giulietta, chiaro omaggio alla Regina e al suo amato Sir Drake. L'elenco è lungo e spassoso. "Abbiamo dovuto posticipare di un anno il debutto, per l'accuratezza nella revisione del testo che ci hanno chiesto dalla Disney", raccontano Longobardi ed Edoardo Erba, che firma la traduzione.

Ma Shakespeare in love è anche un garbato manifesto dedicato ai tanti talenti femminili cui per secoli è stato negato affermarsi nelle Arti. "Viola è una rivoluzionaria", riflette Lucia Lavia. In un'epoca in cui alle donne era vietato salire in palcoscenico e tutti i ruoli erano appannaggio esclusivo degli uomini, "pur di recitare si traveste - dice - anticipando quello che sarebbe accaduto anni dopo". "La difficoltà di interpretare Viola - aggiunge Solari - non è solo calligrafica. Non basta raccontare il suo percorso, bisogna avere un'aurea invisibile, che racconta l'amore per il teatro. Lucia, lo vedi subito, è nata in camerino. Ha quella necessità di mettersi in gioco senza nessuna sottotitolatura. E' una ragazza che ha già dentro il Teatro. E il Teatro è dentro di te, non lo scegli".

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