Sgarbi è Leonardo "genio imperfetto"

Cinque serate all'Olimpico di Roma dal 10 al 14 ottobre

   Leonardo? "E' un genio dell'imperfezione, il più alto esempio di Rinascimento incompiuto, uno per cui la cosa più importante era l'intuizione, grande mente e talvolta pessima mano". Vittorio Sgarbi riprende dal Teatro Olimpico con Leonardo - in scena dal 10 al 14 ottobre - il suo tour nei teatri per raccontare i grandi protagonisti del passato, ed è già un fiume in piena di parole e di provocazioni. Da Giulio Carlo Argan, "bravissimo nella teoria, ma che non capiva nulla di quadri", ai politici, "tutti ignoranti compreso Craxi", fino alla stessa Gioconda, "bellissima e magnetica, di fatto una grande troia", ce n'è per tutto e per tutti.

Tant'è, aria soddisfatta e sorniona, il Vittorio nazionale alla fine entra nel vivo del suo spettacolo, che dopo "sette-otto prove generali" riparte ora dalla capitale. "E' uno spettacolo un po' lungo perché Leonardo è una figura complessa", mette le mani avanti lui, "alle volte arrivo a tre ore anche un po' di più...". E il pubblico, gli chiede qualcuno, il pubblico resiste? Lui sorride, fa spallucce, "se vedo che qualcuno dorme - risponde - attacco a parlare di Di Maio". L'attenzione, insomma, è assicurata. Dall'esordio con Caravaggio - era l'estate del 2015 - sono passati tre anni e centinaia di repliche accolte a suon di applausi. Sgarbi se la ride: "E' un'impresa nata per divertimento, con qualche scetticismo più della produzione che mio.

Si era partiti con personaggi più marginali, poi ho convinto il mio produttore a puntare su di me", racconta alla stampa tanto per assicurare che il narcisismo come al solito non gli fa difetto. Sarà per i capelli bianchi, sarà per il fisico ora un pochino affaticato, lui comunque ci scherza su senza riserve: "Io lo chiamo vittorismo, Narciso nemmeno lo conosco". Vabbè si torna allo spettacolo. Sgarbi rivendica la scelta di aver portato sul palco la cultura, "temi alti" piuttosto che la noia della politica, ma anche temi di solito "assenti dalla tv". L'idea iniziale, ricorda, era di fare una serie di spettacoli sul Rinascimento, intuizione felice che poi però fu archiviata, complice la sua scelta di fondare un partito politico che portava proprio quel nome.

Da qui la decisione di ripiegare sui protagonisti della pittura di cui ricorrono importanti centenari. Caravaggio, quindi, poi Michelangelo e ora Leonardo di cui cadono i 500 anni dalla morte nel 2019 ("Ma il mio spettacolo alla fine sarà l'unico a ricordarlo, per Leonardo non si farà in tempo a fare nemmeno una mostra"). L'impresa non è da poco. Seduto sotto la locandina un po' pop art che lo ritrae con i tratti della Monna Lisa, lui spiega che affronterà il genio partendo dal suo pensiero, un pensiero complesso, dice, che "può portare ad equivoci incredibili", un po' come "è stato sempre per Modigliani". Sul palco leggerà brani dalle vite del Vasari e passerà in rassegna le opere più importanti, a partire dal Cenacolo che Leonardo, sostiene, "dipinse malissimo" a dimostrazione di "una mente capace di tutto accompagnata da una mano imperfetta". Anche se l'imperfezione, chiarisce, in Leonardo deriva più che altro da una sorta di "disinteresse": "per lui la pittura è una cosa mentale, vuole dimostrare che la creazione non è finita, che Dio siamo noi". Un percorso critico che seguirà le vicende leonardesche dal primo disegno che ritrae le cascate delle Marmore alle ultime opere. "Sarà un tentativo di parlare di estetica della pittura". Le divagazioni, comunque, non mancheranno, a partire forse dall'ultimo scherzo di Banksy. Mercoledì si comincia. E dopo Leonardo nel 2020 sarà la volta di Raffaello. Poi nel 2021 di Dante, in pratica una dichiarazione di guerra a Benigni: "Lo faccio per umiliarlo, per migliorarlo e farlo sentire un nano". Narciso scostati, in scena c'è Vittorio. (ANSA).

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