Eracle di Emma Dante, un eroe al femminile

Suggestiva messa in scena regista inaugura spettacoli Siracusa

PALERMO - Eracle, vincitore di tutte le battaglie, e' una donna determinata e inquieta, facile all'ira e urlante nella sua armatura. Il testo di Euripide ha debuttato il 10 maggio a Siracusa per il 54° ciclo di spettacoli classici, per la regia di Emma Dante. Molta attesa per questo Eracle che vede in scena solo donne che recitano ruoli maschili. Ma abbiamo trovato attrici virilizzate, nei modi, nei toni, nelle urla. Il coraggio e' donna? Certamente si', ma qui anche l'eccitazione e' donna. La citta' e' di marmo, e' un cimitero bianco, nella suggestiva scena di Carmine Maringola, il cimitero di un qualunque paese siciliano, con le foto, centinaia di foto a futura memoria dei defunti. Qui abita Megara, in attesa di Eracle, attesa perenne di un uomo che non c'e'.

L'atmosfera siciliana e' voluta e testimoniata dal copricapo della regina, dagli abiti neri, impreziositi dai merletti che adornano il collo, lunghi teli che nascondono i capelli, tutti nella bella processione di inizio spettacolo. Una sorta di omaggio a Santa Rosalia, e all'iconografia di certe processioni a primavera. I figli minacciati si rifugiano sotto le sottane della madre Megara, sulle note di una nostalgica sonata di Chopin, una nota dissonante rispetto al contesto, ma efficace. Le inflessioni dialettali vengono accentuate, una sorta di difesa contro l'arroganza di Lico, che governa mentre Eracle e' ritenuto morto. I costumi di Vanessa Sannino sono di bell'effetto, tendono al monocromatismo nero, ma non mancano i merletti e i tessuti fuxia, pronti a strappare un applauso al pubblico nell'inaspettato e bellissimo finale, quando da sotto le sottane del coro compaiono circa 8.000 fiori cuciti. Brava, efficace, applauditissima Serena Barone, nella parte di Anfitrione, padre di Eracle. E Mariagiulia Colace interpreta l'eroe che torna dall'Ade, con l'armatura lucente, con un incedere quasi convulso e spasmodico, dai gesti e i toni sempre fuori dalle righe. Naike Anna Silipo e' Megara, unica donna che recita una madre.

Bel momento dello spettacolo e' l'uccisione di Lico, in scena Patricia Zanco. Carlotta Viscovo Teseo. Traduzione Giorgio Ierano'. Convincono le musiche di scena Serena Ganci. Lico e' il tiranno, che mette in scena la sua fine, giocando con un peplo nero immenso, quasi un "derviscio rotante". Ma ben altri morti attendono Eracle, urla orribili precedono l'infanticidio, l'uxoricidio, consumati dall'eroe impazzito, per crudelta' massima degli dei. Eracle viene condannato al piu' ignobile dei delitti e viene definito "vincitore del nulla", si pietrifica di fronte a tanto orrore. Anche la sua vita finisce li' tra le urla struggenti dei figli e del coro che accompagnano un gesto, folle, per l'appunto, che solo il sapere che e' voluto dagli dei puo' aiutare ad accettare. L'eroismo del semi dio scompare all'improvviso lasciando spazio ad un dolore inaccettabile ma forse "femminile" che domina le ultime scene. Eracle, l'eroe delle fatiche, il semidio, il figlio di Giove e' anche il fragile, l'umano, la vittima della follia, "l'eroe di niente" per l'appunto.

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