Tristan und Isolde all'Opera di Roma

L'opera di Wagner apre con un applauditissmo Gatti la stagione

Applausi lunghissimi e entusiasmo, in particolare per il direttore Daniele Gatti e i cantanti protagonisti, per il ''Tristan und Isolde'' di Wagner che ha aperto la stagione del Teatro dell'Opera di Roma, puntando l'attenzione sull'esecuzione musicale, raffinata e intensa, più che sullo spettacolo, nitido e essenziale nelle scene e regia pur discutibile di Perre Audi, quasi invertendo la tendenza che da anni punta nella lirica in gran parte sulla resa teatrale e gli allestimenti firmati. Gatti, considerato ottimo direttore wagneriano, punta più che sulla storia d'amore impossibile di Tristan e Isolde, più che sulla passione, sul destino liberatorio di morte che li attende con una lettura lirica e quasi astratta che prende un sapore tutto esistenziale cercando di universalizzare il dolore e le assurdità della vita. Lo seguono in questo i due interpreti che danno azione e voce ai personaggi princpali, l'Isolde di Rachel Nicholls tutto temperamento ma con una aerea trasparenza legata alla sua voce limpida e il più potente e intenso Tristan di Andreas Schager, cui si affiancano la cameriera Brangane di Michelle Bredt, il Re Marke di John Relyea, il Kurwenal di Brett Polegato e il Melot di Andreew Rees. La vicenda è quella di Tristan che, vincitore, porta come un trofeo in sposa a suo zio il Re Marke Isolde, la quale decide che vuole morire e trascinare con lei Tristan brindando con una pozione velenosa. La sua cameriera Bragane, impietosita e impaurita sostituisce però la pozione con un filtro d'amore e i due nemici si ritroveranno vinti da reciproca insopprimibile passione, che data la situazione, non potranno mai vivere liberamente ma solo di nascosto, anelando l'uno all'altro disperatamente. Verranno per di più scoperti da Re Marke, traditi dall'amico Melot, durante un convegno amoroso, così che Tristan, sfidato e colpevole, si farà uccidere senza opporre resistenza. L'ultimo atto vede Tritano morente che animato da passione insopprimibile resiste aspettando torni Isolde e morirà quando questa arriva e arriva anche il Re che, saputo come siano vittime di un filtro e un inganno, sarebbe disposto a perdonarli. Isolde rimasta senza l'amato è estranea alla scena e anela solo a ricongiungersi a Tristan e canta, orami già in un sublime altrove, ''nell'ondeggiante marea, nell'immenso fragore, nella palpitante pienezza del respiro del mondo, naufragare, annegare, inconsapevole, estrema estasi''. La regia di pierre Audi, che riprende quella dello scorso anno per il Teatro de Champs-Elisées sempre con Gatti, con cui l'Opera di Roma cooproduce riallestimento attuale assieme anche all'Opera Nazionale di Amsterdam, è da una parte molto geometrica, allusiva e astratta, tutta giocata su toni e sfumature del bianco e nero (scene e costumi sono di Christof Hetzer e le luci essenziali di Jean Kalman) con alcune cose difficili da cogliere (le vertebre di cetaceo del secondo atto una tempo nel nord Europa usate come recinzioni, che qui sembrano incongrue zanne di elefante o tronchi pietrificati) come le partite da moderna nave cargo nel primo atto o Melot, l'amico traditore di Tristan, ridotto a esemplificarne il malanimo a una specie di vecchio, sciancato Tiresia. Il tutto comunque realizzato con molta eleganza e cercando una rarefazione e sospensione che è anche quella della lettura musicale dolorosamente intimista, sensuale e estatica, il cui limite è semmai quello di rischiare a tratti di risultare un po' fredda, che ha comunque avvinto il pubblico che non ha patricamente visto alcuna defezione nelle cinque ore e mezzo tra spettacolo e due intervalli. Un'apprezzatissima prova di grande sensibilità e qualità di Daniele Gatti proprio mentre si dice si discuta di una sua possibile nomina a direttore musicale dell'Opera, carica che manca dal 2009. In sala visto il melomane ministro Padoan, mentre pare il sindaco Virginia Raggi, di diritto Presidente della Fondazione Opera di Roma, sia comparsa solo all'inizio per salutare e dare l'in bocca al lupo a tutti

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