Cenerentola, fiaba dell'inquietudine

Successo per nuovo allestimento di Emma Dante

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 22 GEN - Se qualcuno questa sera, entrando al teatro dell'Opera di Roma per assistere alla prima della Cenerentola di Gioachino Rossini firmata da Emma Dante, pensava di potersi abbandonare a uno spettacolo rassicurante, tutto leggerezza e sorrisi, ha sbagliato di grosso: perché nella versione proposta dalla regista palermitana, in scena al Costanzi fino al 19 febbraio, è l'inquietudine l'elemento preponderante. Con la direzione dell'orchestra affidata al Maestro Alejo Pérez, questo nuovo allestimento (che fa parte del progetto "Rossini a Roma 200 anni", per celebrare il bicentenario delle opere romane del compositore) accende i riflettori sulle ingiustizie e i soprusi subiti dalla buona e innocente Cenerentola. Un teatro affollato ha accolto questo spettacolo molto atteso, che segna il debutto di Emma Dante al Costanzi e che, grazie alla collaborazione con Rai Com, è stato trasmesso in diretta in numerosi cinema italiani ed europei.
    Accanto alle buffe situazioni che sono parte integrante dell'opera e che hanno strappato applausi e risate, in questa regia non c'è paura di mostrare la violenza, psicologica ovviamente ma anche fisica, o di disorientare troppo lo spettatore, che si trova a dover fare i conti con non pochi simboli e metafore, tra bambole da caricare come carillon, armi sotto le gonne, abiti da sposa. Per la Dante, Cenerentola vive sulla propria pelle le lacerazioni di un mondo ostile al suo essere donna, in cui la famiglia è nemica, perché luogo di maltrattamenti e disagio. La lettura della regista è senz'altro dinamica e tutto funziona perfettamente, dalle atmosfere "meccaniche" ai colori, fino agli interpreti che convincono nel canto, nelle sfumature psicologiche e nei movimenti. Il pubblico si è lasciato trasportare in questo mondo fiabesco e conturbante, in cui alla fantasia e alla potenza immaginifica si accompagna il raffinato vigore musicale: gli applausi sono stati numerosi, e l'attenzione è rimasta alta nel corso delle tre ore di spettacolo, grazie soprattutto alla valorizzazione della teatralità che, insieme alla musica, rappresenta un punto di forza. Se il contesto dell'opera appare lontano dalla serenità della favola, non c'è da stupirsi: è una strada già percorsa nella pièce teatrale per bambini Anastasia, Genoveffa e Cenerentola, realizzata nel 2010 dalla Dante, in cui i dolci toni disneyani avevano lasciato il posto alla cattiveria e al degrado. Anche in questa Cenerentola, piaccia o no, non si può certo dire che la visione della regista non abbia coraggio. E una forte presenza autoriale, come del resto accade sempre quando si parla dei suoi lavori. Anche Pérez, che alla presentazione alla stampa aveva garantito di voler "sottolineare la vivacità ritmica" dell'opera rossiniana, ha fatto la sua parte e ha mantenuto la promessa, esaltando i singoli strumenti, ognuno dei quali con il proprio colore "rappresenta un sentimento diverso". Ricca anche dal punto di vista visivo (con le scene firmate da Carmine Maringola, i costumi da Vanessa Sannino, le luci da Cristian Zucaro, e con i movimenti coreografici di Manuela Lo Sicco), questa Cenerentola rappresenta il sentito e anticonvenzionale omaggio che la regista palermitana vuole offrire alla grandezza di Rossini. Tra gli applausi, il lieto fine, come da libretto, è rispettato, ma resta un sapore dolce amaro, velato dietro la denuncia sociale: i cattivi, nel mondo della Dante, possono essere perdonati, ma non lo saranno mai fino in fondo e, in ogni caso, devono sudarsi la propria redenzione. (ANSA).
   

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