Dirty Dancing, 28 anni dopo ancora attuale

Con autrice Eleanor Bergstein, il musical a Roma

''Le politiche sulla donna, i ragazzi al fronte anche quando non vogliono combattere, le discriminazioni razziali. Al tempo pensavo fossero temi risolti, qualcuno mi diceva persino che erano ormai 'vecchi'. Invece, 28 anni dopo, riempiono ancora le pagine dei giornali''. A parlare è Eleanor Bergstein, nell'87 sceneggiatrice del film ormai cult con Patrick Swayze e oggi autrice del musical che dopo i sold out a Milano e all'Arena di Verona, sbarca venerdì al Gran Teatro Saxa Rubra di Roma, dove rimarrà fino al 10 gennaio.

Una nuova versione italiana già da record (250 mila spettatori, 700 mila fans sui Social), con la regia di Federico Belllone, hit indimenticabili come Time of my life (premiata con l'Oscar) e Hungry eyes, che per volontà della produzione americana sta facendo da ''modello'' anche per le altre edizioni europee. Protagonisti, Sara Santostasi nei panni di Frances ''Baby'' Houseman e Gabrio Gentilini in quelli del maestro di ballo Johnny Castle, che in un villaggio vacanza della mitica estate del '63 le farà scoprire l'amore. E poi Lorella Boccia alias Penny, la ballerina rimasta incinta che deve ricorrere a un aborto clandestino, e Mimmo Chianese come Max. ''Ci ho messo tanto ad accettare la proposta di trasformare Dirty dancing in musical - racconta in italiano Eleanor Bergstein - Amo il vostro paese. Da ragazza partii per il giro del mondo e, quando iniziai a finire i soldi, mi fermai qui - spiega - Ho imparato l'italiano in spiaggia''.

Poi torna al musical. ''Ho rifiutato per tutti questi anni - dice - perché avevo paura. Ero così grata ai fan che non volevo deluderli. Invece oggi dico che questa è la forma più adatta per Dirty Dancing, con il coinvolgimento della gente e il tempo di approfondire tutti i personaggi''. E sì che, racconta, nell'87 tanto successo (40 milioni di copie vendute per la colonna sonora e, solo negli Usa, 11 milioni di dvd e blu-ray per il film) non lo avrebbe mai pensato. ''Molti dicevano che sarebbe stato un flop proprio per i temi - ricorda - Avevo scelto il '63 perché è stata l'ultima estate di 'gentilezza' politica. Fu l'estate dell'I have a dream di Martin Luther King. Due mesi dopo il presidente Kennedy sarebbe stato ucciso e il mondo sarebbe cambiato per sempre. E poi amo le canzoni anni '60, la musica della mia giovinezza. Volevo recuperarla, così come quel modo di ballare in coppia, corpo a corpo, che non si usa più. Il mio amico Patrick - prosegue - aveva un gran talento, oltre a essere un uomo molto buono. Eppure il giorno della prima ero convinta che mai più avrei potuto camminare per strada senza che qualcuno mi ridesse dietro''.

Invece, quasi 30 anni dopo, i ragazzi continuano a sognare con Babe, giovane idealista, convinta che il mondo si possa cambiare con la forza delle idee e che si impegna al massimo per una presa di danza, simbolo della sua piena liberazione. ''Insieme alla sorella (che invece pianifica una vita da moglie con filo di perle e tendine a quadretti ndr) - prosegue l'autrice - rappresentano le due facce della donna. Spesso coesistono. Come anche Penny, che deve abortire illegalmente. Forse - azzarda - è questo il segreto di un successo così longevo. Le questioni che pensavo risolte in realtà sono ancora sul tavolo. I problemi razziali sono a ogni angolo e i ragazzi vanno al fronte. E poi le politiche sulla donna: negli Stati Uniti abbiamo persino nuovi problemi con la legge sull'aborto. Ecco, soprattutto per le donne, nulla è ancora 'abbastanza' cambiato''.

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