Tutti alla Scala per Kurtag, "farà discutere"

Regista, compositore ha fatto qualcosa mai realizzato prima

 Il 15 novembre alla Scala di Milano va in scena la prima mondiale di 'Samuel Beckett: Fin de partie', unica opera mai scritta da Georgy Kurtag, forse il compositore contemporaneo più famoso al mondo. Per il mondo della musica classica è un po' come se gli U2 scrivessero un musical. E infatti alla prima sono previsti fra il pubblico famosi musicisti (come Maurizio Pollini e Andras Schiff), compositori, direttori di grandi teatri e persino (seppure in forma privata) il primo ministro ungherese Viktor Orban, noto più per le sue politiche anti immigrazione che per la sua passione per la musica. Ma la musica è l'assoluta protagonista di quella che il sovrintendente scaligero Alexander Pereira ha definito "la prima più importante degli ultimi cinquant'anni e anche dei prossimi".

Straordinaria anche perché Kurtag ha finora sempre prediletto composizioni brevi. Alla conclusione di questo lavoro è arrivato dopo otto anni di scrittura e riscrittura (e di annunci di debutti poi sempre rimandati). Inizialmente la regia era stata affidata a Luc Bondy, deceduto nel 2015. Allora Pereira ha subito telefonato a Pierre Audi, che come sovrintendente dell'Opera Nazionale di Amsterdam da tempo sognava di avere un melodramma di Kurtag, e gli ha chiesto di fare l'allestimento dicendogli che era "il volere degli dei". Ride Audi a ricordare quella telefonata e assicura che questi tre anni di lavoro per lui sono stati "un onore". "È una storia lunga - racconta - ma meravigliosa. Una di quelle che capitano poche volte nella vita". Cerca di spiegare l'eccezionalità del lavoro fatto da Kurtag che, è sicuro, "aprirà un dibattito". Mai prima, infatti, nell'opera lirica si era mantenuto intatto il testo letterario, anzi, "il capolavoro" che si voleva musicare. In questo caso invece le parole di Beckett, cantate dai quattro protagonisti, sono loro stesse "intatte" parte della partitura. A differenza che nella pièce teatrale, però, gli interpreti non sono liberi di pronunciarle con il tono o la velocità che preferiscono. E' lo stesso Kurtag, sottolinea Audi, che ha deciso l'intenzione di ogni parola (lavorando con i cantanti), rendendo Fin de partie molto "emozionale".

"Penso che il pubblico sarà toccato" osserva il regista, che avrebbe voluto i sovratitoli (come ci saranno quando l'opera andrà in scena il prossimo anno ad Amsterdam) per permettere a tutti di seguire il testo, anche a chi non si serve dei monitor di cui è attrezzata la Scala davanti alle poltrone e nei palchi. "E' uno spettacolo impegnativo per gli spettatori che sono afferrati per le budella" da una storia universale, una storia che racconta il vivere con dei limiti - disabilità, malattia, mancanza di libertà, e anche "cosa significa aspettare la morte". "Kurtag ha 92 anni e conosce la materia. Ci ha messo otto anni a scrivere quest'opera che è personale e sentita" prosegue Audi, che ha dovuto lavorare con un testo che prevede personaggi quasi immobili: Nell e Nag, che vivono dentro bidoni della spazzatura, Clog, che non si può sedere e Hamm che non si può alzare. "Beckett prevede una scena unica. Kurtag ha creato cinque sezioni, cinque scene fra cui scende il sipario e questo ci permette di cambiare prospettiva, come cambiare la disposizione dei pedoni sulla scacchiera". D'altronde Fin de partie significa anche scacco matto, la situazione in cui la partita è già persa qualsiasi mossa facciano i protagonisti.

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