Malika Ayane, bisogna osare qualcosa di bello

Scene d'interni e suoni vintage in 'Domino', quindi tour doppio

Dieci tracce dal tocco vintage, dieci tessere di una storia che cambia a seconda dell'ordine dei fattori: questo è per Malika Ayane 'Domino', quinto album in uscita il 21 settembre, che la cantautrice ha presentato oggi a Milano. Un disco "da interni e urbano" che conferma il gruppo autoriale e di produzione di 'Naif', ma cerca nuove direzioni: "Sono due dischi gemelli, quello sul tempo e questo sullo spazio: qui mi sono focalizzata sul ritmo". Il ritmo ordito dai loop, o dalla bottiglia percossa nel primo singolo 'Stracciabudella', e quello tenuto da molti strumenti d'epoca, merito dei produttori Reinemer & Leisering.

"Non sono desueta, ma se guardiamo alla rilevanza dei trapper non sono nemmeno attuale - spiega Ayane - La fortuna di essere estranea a una scena contemporanea precisa è che si può fare qualsiasi cosa. Una scelta cosiddetta commerciale oggi non significa successo garantito: è un momento straordinario per osare e affidarsi alla volontà di fare qualcosa di bello, perché il bello arriva". Lo stesso gusto rétro è frutto di combinazioni di elementi come reminiscenze soul anni '70, bassi funk, echi di pop francese. Esemplare il caso di 'Nodi': "L'idea era immaginare una band di oggi che suona musica anni '60 con strumenti anni '80". Particolare anche il ruolo della voce, che nelle melodie scritte da Ayane scende su note basse o in un caso ('Imprendibile') va dritto sul recitativo: "Non volevo usarla con prepotenza, ho trattato la voce come uno strumento".

In questo si è fatta sentire l'esperienza del musical con 'Evita', durante la quale è iniziata la stesura dei brani: "Mi ha insegnato tanto: noi poppettari a volte dimentichiamo l'importanza di cantare le note giuste al posto giusto. Fare le stesse cose per dieci giorni di fila mi ha anche fatto scoprire quanto amo il mio lavoro, ma rifarei un musical". Nei testi l'album si concentra sul quotidiano, osservato da punti di vista differenti, dall'amore che diventa incapacità di sopportarsi ('Non usciamo') alla solitudine dell'alba in casa ('Sogni tra i capelli') fino alla "noia come generatore di possibilità" in 'Vestito da domenica': "Con Pacifico abbiamo steso l'elenco delle cose che si possono fare in un giorno sospeso, uno di quei giovedì pomeriggio che secondo Hugo Pratt hanno una musica malinconica". Non è però un modo di fuggire dalle tribolazioni del mondo: "Se dovessero veramente mettere in discussioni le libertà personali, visto che si è parlato di aborto in modo orribile, io scenderei in piazza con il forcone. Ma un brano politico non saprei scriverlo: le canzoni servono a mettere le persone in uno stato che permetta loro di affrontare meglio le sfide quotidiane".

Da novembre Malika porterà in tour due spettacoli che correranno in parallelo, uno per i teatri e uno per i club, spesso nella stessa città con due date ravvicinate: "Stessa scaletta, due mondi diversi", dice Malika, che nei teatri sarà accompagnata da cinque musicisti, tra cui Daniele Di Gregorio alla marimba, e nei club suonerà i synth con un chitarrista e un batterista di supporto. Il doppio tour, in partenza da Genova (6-7/11) toccherà poi Torino, Roma, Napoli, Firenze e Milano, per proseguire fino a fine febbraio.

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