Lucio Battisti, Pensieri e parole tra Mogol e Panella

Il 9 settembre di 20 anni fa è scomparso uno dei più grandi cantautori italiani

"Il carretto passava e quell'uomo gridava gelati/
al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti …" (da "I giardini di marzo").

A Mogol il merito dei testi, ma solo Lucio Battisti era in grado di interpretarli così. Con la voce esile e roca, le note straordinarie della chitarra. Piccoli miracoli che si ripetevano. E per magia una sua canzone riusciva a catturare le emozioni, ad accompagnare le avventure: da brividi sulla pelle.

"Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi/
le tue calzette rosse/
e l'innocenza sulle gote tue/
due arance ancor più rosse…" (da "La canzone del sole").

E’ questa forse una delle canzoni più suonate sulla chitarra, nelle gite in pullman o nelle feste tra amici. Battisti per facilità espressiva, istinto e ispirazione è stato uno dei più grandi musicisti italiani, che conquista ancora oggi nuovi fan senza distinzioni di età, gusti e ceto.

"Ma che colore ha una giornata uggiosa?/
Ma che sapore ha una vita mal spesa?..." (da "Una giornata uggiosa").

In quasi 30 anni di carriera Lucio Battisti ha inciso 19 album, oltre a numerose raccolte. Il sodalizio con Mogol si è chiuso dopo 12 ellepì. Poi una piccola parentesi con Grazia Letizia Veronese, in arte Velezia (la moglie), con "E già".
Infine, 5 cd con Pasquale Panella come paroliere: il cosiddetto periodo ermetico, enigmatico, volutamente senza legami con il passato.

"In nessun luogo andai/
per niente ti pensai/
e nulla ti mandai/per mio ricordo…" (da "Le cose che pensano").

E’ tuttora aspro il dibattito sulla discografia post Mogol. Qualcuno è arrivato a dire che con Panella Battisti abbia rinnegato la sua stessa essenza, stravolto la struttura compositiva, annientato ogni tentativo di pathos. Ma il genio c’è sempre. Canzoni senza refrain, cascate di parole, non casuali, immerse in suoni e atmosfere misteriose. Il tutto ostico all’ascolto. Ma solo al primo, preconcetto, e superficiale ascolto...

"Straziante d'estri tristi annegherà/
la più assetata arsura nel frullio/
Un ingordo gorgo umido è l'addio/
Dopo di noi: non spioverà/
Dopo di noi: il diluvio…" (da "Il diluvio").

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