Elio Pandolfi, sono un sole al tramonto ma me la canto

Il cantante, ballerino, doppiatore compie 92 anni il 17 giugno

"Elio in greco significa sole e io sono un sole al tramonto, esco meno di casa, ma continuo a studiare, l'inglese che ho perfezionato e, soprattutto, a cantare perché è stata sempre la mia passione, la musica è la bellezza che Dio ha voluto regalare agli uomini". Il 17 giugno Elio Pandolfi compie 92 anni, ma non è scontato dire che non li dimostra. Curiosità, voglia di divertirsi e di divertire in lui sono rimaste immutate. Attore, cantante e doppiatore, ha al suo attivo una carriera smisurata che lo ha portato a recitare con i più grandi dello spettacolo, da Rina Morelli a Paolo Stoppa, da Lauretta Masiero a Tino Buazzelli.

"Visconti diceva sempre ai suoi attori: prendete esempio da Pandolfi" racconta con la sua voce squillante. E con la sua travolgente ironia aggiunge: "Io non avevo chiesto niente, ma Dio di talenti me ne ha dati tanti". E la sua lunghissima biografia lo dimostra: cantante e ballerino prima di rivista poi di operetta, tra i più ricercati doppiatori, attore di teatro e di cinema. "Ho fatto pochissimi film - sottolinea - ma ne ho doppiati un'infinità, così come ho fatto poca tv. La Rai non mi ha mai amato", dice con una punta di amarezza, ma con la comicità naturale che lo caratterizza cambia subito registro e aggiunge: "Non c'è nessuno che non si sia divertito con me". Pandolfi nasce a Roma il 17 giugno del 1926 e trascorre i suoi primi 28 anni a scuola, il padre Saturno è il custode dell'Istituto Tecnico "Vincenzo Gioberti" in pieno centro storico, e come accadeva una volta è lì che vive tutta la famiglia.

D'estate, racconta l'attore, quando non c'erano gli studenti l'antico edificio che ancora oggi accoglie l'Istituto Tecnico "diventava Palazzo Pandolfi". "Mia madre capì da subito che ero diverso dagli altri bambini - ricorda - inventavo commedie, recitavo versi da me composti, cantavo e ballavo nel cortile della scuola. Nel 1940, mi esibii per la prima volta in un'operetta famosa 'Al cavallino bianco'. Lo spettacolo si tenne nel teatrino della mia parrocchia. Mi sentivo attore nato. Non era una scelta. Dovevo assolutamente fare l'attore. A tutti i costi!". Così, dopo aver cominciato a lavorare come speaker a Radio Vaticana, nel 1945 entra all'Accademia d'arte drammatica. Compagni di corso, Bice Valori, Rossella Falk, Gianni Bonagura. Stimato da Silvio d'Amico, debutta a Venezia nel 1948 come mimo ballerino, al Teatro La Fenice, in "Les Malheurs d'Orphèe" di Darius Milhaud. Sempre nel 1948 entra nella Compagnia del Piccolo Teatro della Città di Roma. "Ma i soldi - racconta - erano pochi, così la mia amatissima Bice Valori, che lavorava in Rai, mi procurò un'audizione radiofonica con Garinei e Giovannini e per tre anni feci parte della Compagnia del Teatro Comico Musicale di Radio Roma".

Nel 1952 approda al Piccolo Eliseo con "La bella rombiere", insieme a Buazzelli, Cortese, Dal Fabbro, Panelli e Valori. Seguirà il sodalizio con Antonella Steni, durato 11 anni e nel 1985 'La vedova allegra' al San Carlo di Napoli che resta un suo cavallo di battaglia riproposto fino al 2010. "I più grandi mi hanno sempre apprezzato, da Mastroianni a Bice Valori, da Lauretta Masiero a Paolo Ferrari per arrivare a Maurizio Costanzo e Paolo Limiti e oggi sono contento dei tanti spettacoli belli che ho fatto e un po' orgoglioso anche delle due tesi di laurea - prosegue - che sono state scritte su di me, una di circa 500 pagine all'Università di Firenze 'Elio Pandolfi, un'orchestra di voci, attore cantante e doppiatore' e l'altra all'Università la Sapienza 'Pandolfi nella tradizione dell'operetta, i suoi mille talenti'". "Ora però - taglia corto per non cadere nella nostalgia - mi scusi, ma è l'ora della cyclette".

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