Autoritratto in blu sul Berlino-Parigi

Flusso di coscienza in volo per musicologa Noemi Lefebvre

Aveva appena ordinato quel blenðded whisky on the rocks allungato con l'acqua quando gli ho fatto notare, con la disinvoltura che mi caratterizza, che era un vero americano per bere una roba simile, perché l'ho detto? Non trovo il perché per quanto cerchi, forse perché non sono stata capace di aspettare, seduta da agnello sulla mia poltrona club, che desse inizio lui alla conversazione, forse perché fin dal momento del suo arrivo mi è parso di notare nel pianista un leggero malessere, e per rassicurarlo non ho trovato di meglio che prenderlo come si deve per i fondelli, era forse un modo di mettere subito i nostri rapporðti sul piano di un franco cameratismo". Quanto è lungo un volo Berlino-Parigi? Un'ora e mezzo di attesa. Un'ora e mezzo di pensieri, riflessioni, note che si affastellano nella mente per Noémi Lefebvre, musicologa e politologa francese, classe 1964, già autrice di tre romanzi acclamati dalla critica francese come L'état des sentiments à l'âge adulte, L'enfance politique, Poétique de l'emploi editi da Gallimard nell'originale marchio di ricerca Verticales, della quale arriva il 30 gennaio per la prima volta in Italia "L'autoritratto in blu" per Safarà. Proprio come Virginia Woolf in Mrs Dalloway aveva costruito un romanzo in un preciso giorno, Lefebvre, costruisce il suo nel tempo di un viaggio in aereo.
    Protagonista, una donna francese, "perseguitata" dall'incontro con un pianista tedesco-americano a sua volta ossessionato dall'autoritratto di Arnold Schönberg (opera appartenente alla brevissima stagione pittorica del compositore pionere del sistema tonale), che vola verso casa in compagnia della sua vivace sorella e portando con sé un volume di lettere di Theodor W. Adorno a Thomas Mann. Tutto accade nella sua testa, in un flusso di coscienza molto vicino a una partitura musicale, nel quale le idee si rincorrono, si avvicendando e risuonano l'una con l'altra, raccontando quasi dieci anni della sua vita. Mentre lei rivela i suoi fallimenti sociali, il pianista compone un autoritratto musicale in cui risuona il blu appassionato e agghiacciante di Schönberg.
    "Ripensare alla macchina del pianista mi ha fatto sentire male - si dice la protagonista - avevo le gambe molli e la testa in fiamme, poteva passare per mal d'aria ma in realtà era vergogna pura e semplice, e per associazione di vergogne mi sono rivista mentre esasperavo all'estremo il pianista guidatore facendogli scendere e risalire la Neue Kantstrasse perché non trovavo più l'ingresso della mia pensione polacca". Dal finestrino si intravede Wannsee con la sua Isola dei pavoni e i laghi satellite dove i berlinesi facevano il bagno d'estate ed ecco che la mente corre alla Conferenza di Wannsee, quando gli alti ufficiali nazionalsocialisti vennero messi al corrente della Soluzione finale della questione ebraica. E poi il cinema e i leggendari caffè europei che la donna ha visitato, il fallimento del suo matrimonio, il mondo dell'arte tedesco, il nazismo e la felicità collettiva, la memoria, ancora Schönberg, Thomas Mann e Adorno, il comandante di volo.
    "Dormire un po', se soltanto! Chiudere gli occhi per dormire e non per pensare né pregare né sentire ma, sì, dormire, oh dormire finalmente! - sospira - Qui e ora senza pensarci troppo ma senza lottare né volere, ho chiuso gli occhi però non più di qualche secondo, dormire in aereo è impossibile di fianco a mia sorella con quella sua gioia di volare che non viene mai meno prima dell'atterraggio". E allora ecco ancora l'immagine del pianista, le sue mani sui tasti, il vizio del fumo, Beethoven, Goring, l'educazione, quell'incomprensibile fascinazione della sorella per l'aereofreno.
    "Mi sono immersa nel mio libro con smisurata energia, ho divorato una decina di lettere di Thomas Mann a Theodor W.
    Adorno e una decina di lettere di Theodor W. Adorno a Thomas Mann, dicendomi non è mai troppo tardi per imparare", ma i pensieri tornano ad avvitarsi fino a quel giorno nel parco e il pianista sotto l'albero. Quando finalmente, dal finestrino, ecco Parigi. (ANSA).
   

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