Fellini nell'alfabeto dei sogni di Iarussi

Esce 'Amarcord Fellini' per Il Mulino

 OSCAR IARUSSI, AMARCORD FELLINI-L'ALFABETO DI FEDERICO (IL MULINO, PP 256, EURO 16). Un alfabeto dei sogni che racconta Federico Fellini attraverso alcune parole chiave, dalla A di Amarcord alla V di Vitelloni, alla Z di Zampanò, passando per la E di Ekberg e la G di Giulietta, la P di Paparazzo e la R di Rex. A guidarci alla scoperta della poetica felliniana e della vita del grande regista, nel centenario della sua nascita, è 'Amarcord Fellini.
    L'alfabeto di Federico' di Oscar Iarussi che arriva in libreria per il Mulino.
    Nel libro, accompagnato da immagini, Iarussi, saggista, critico cinematografico e letterario, giornalista, che fa parte del Comitato esperti della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ci mostra anche e soprattutto come Fellini abbia colto il Paese in divenire e come la sua vita, affollata di incontri e ricca di onori, sia stata segnata dalla solitudine di una perenne ricerca.
    Alla L di Luna Iarussi sottolinea: "La voce della luna arriva nelle sale a un anno di distanza dalla manifestazione della sinistra contro le interruzioni pubblicitarie nei film trasmessi in Tv, che si tenne nel Teatro Eliseo di Roma il 13 febbraio 1989. Fellini conia lo slogan 'Non si interrompe un'emozione' che sarà poi utilizzato nella campagna referendaria del 1995, ma infine il voto popolare sulla legge Mammì si esprime a favore degli spot durante la trasmissione dei film: le emozioni si possono interrompere".
    Così partendo della Luna l'autore del libro ci offre un ritratto del regista: "Il Fellini 'politico' certo in quegli anni ha in uggia il 'decisionismo' craxiano e il berlusconismo trionfante nei costumi ben prima che nelle urne (la 'discesa in campo' di Berlusconi ci sarà solo nel gennaio 1994). Sono dimensioni caratterialmente lontane dalle sue corde di eterno indeciso e di svagato satirista, come certifica la sublime battuta scritta per La dolce vita: 'Siamo rimasti così in pochi a essere scontenti di noi stessi'. Amico personale di Giulio Andreotti e cattolico inquieto, vicino ai repubblicani sia pure in pigro ossequio alla tradizione romagnola di un Pri anarcheggiante, Fellini si dichiarava 'riminese e politicamente esquimese' e, di tanto in tanto, di sinistra, senza esserlo mai stato, ovvio, almeno non nei termini dell'ideologia marxista che tramonta nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino. Come non riconoscere, in ogni caso, che egli sa cogliere l'Italia presente e indovinare quella a venire? Ancora una volta Fellini inquadra la deriva grottesca che altri - beffardamente - definiranno 'felliniana', scambiando la diagnosi per la malformazione!". E ogni voce in questo viaggio, che Iarussi dedica al figlio Federico, è una fonte inaspettata di riflessioni, scoperte e racconti anche più personali come il rapporto con Rimini, il borgo, e con Roma. (ANSA).
   

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