Paul Bocuse, lo chef rivoluzionario

Biografia di Belleret a pochi giorni da declassamento Michelin

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 28 GEN - ROBERT BELLERET, PAUL BOCUSE. LO CHEF, IL MITO (Giunti, pp. 249, 18 euro) Si sarebbe indignato, infuriato magari, di certo rattristato, oppure chissà, magari avrebbe alzato le spalle e si sarebbe lasciato consolare dalla convinzione di essere diventato uno dei migliori al mondo nel suo mestiere e di averne cambiato per sempre la storia: non sapremo mai come avrebbe reagito Monsieur Paul Bocuse, scomparso due anni fa ultranovantenne, alla notizia della recentissima perdita di una delle tre stelle Michelin, per 54 anni mantenute da L'auberge du Pont de Collonges, il suo ristorante storico.
    E ora che sta per uscire la prima biografia del celeberrimo cuoco francese, dal titolo "Paul Bocuse. Lo chef, il mito", in libreria dal 31 gennaio con Giunti, se lo chiede anche il suo autore, Robert Belleret. Del resto, afferma lo scrittore e giornalista, "per questo cuoco partito dal nulla e senza diploma, pioniere in tanti ambiti, capace di portare gli chef fuori dall'anonimato, le tre stelle contavano tanto quanto il suo titolo di Miglior operaio di Francia, ottenuto nel 1961".
    Il libro, che ripercorre la straordinaria carriera di Bocuse fin dagli inizi, assomiglia a un romanzo, più che a una classica biografia: nelle pagine infatti Belleret, che ha scritto il volume dopo numerose interviste allo chef, agli amici e collaboratori, ha saputo delineare a 360 gradi la figura del grande e iconico cuoco famoso in tutto il mondo, narrando dei suoi sogni, le stranezze, i viaggi e il suo savoir faire, svelandone la tenacia, la personalità eclettica, la capacità di anticipare i tempi.
    "Detronizzando la locanda del Pont de Collonges, è una certa immagine della grande cucina francese che la guida Michelin intacca", afferma all'editore italiano Belleret, "Dopo la locanda de l'Ill, gestita dalla famiglia Haeberlin in Alsazia, locale amico e molto vicino a Paul Bocuse, declassato l'anno scorso, così come il savoiardo Marc Veyrat, altra figura mediatica e grande ammiratore di Bocuse, sembrerebbe che la guida voglia attaccare una generazione portatrice di una certa tradizione, privilegiando i prodotti e le relazioni senza preoccuparsi troppo di moda e creatività".
    Quello che è certo è che nessuno, nemmeno i giudici della temutissima guida Michelin che hanno deciso di declassare il suo ristorante, potranno mai togliere a Bocuse il merito di aver valorizzato nell'alta cucina il gusto del vero e dell'autentico, di aver posto con forza l'accento sulla qualità delle materie prime e sui prodotti locali e "popolari" dei mercati, ma anche di aver saputo comunicare la sua rivoluzione culinaria a tutti, dagli addetti ai lavori alle casalinghe nei programmi tv.
    (ANSA).
   

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