Ultimo libro Filippo Penati, storia amore e politica

La sua famiglia in 'L'uomo che faceva le scarpe alle mosche'

FILIPPO PENATI,'L'UOMO CHE FACEVA LE SCARPE ALLE MOSCHE' (LA NAVE DI TESEO)

È un pezzo di storia d'Italia e un atto d'amore per i suoi genitori 'L'uomo che faceva le scarpe alle mosche', l'ultimo libro di Filippo Penati, l'ex presidente della provincia di Milano morto lo scorso 9 ottobre.
    Edito da La Nave di Teseo, che lo scorso anno aveva pubblicato il primo romanzo di Penati, 'La casa dei notai', il libro in uscita il 28 novembre è il racconto, narrato dallo stesso autore, della storia dei suoi genitori, Elena e Pep, e delle loro vite durante la guerra. Vite che non potrebbero essere più diverse: lei, Elena, siciliana, ha vissuto nell'isola fino alla fine della Seconda guerra mondiale per poi raggiungere, insieme alla madre e alle sorelle, il padre, emigrato a Milano in cerca di un futuro migliore. Lui, milanese, lavora alla Garelli, quella del Mosquito, dove è un tornitore così bravo da riuscire - si vanta lui - a fare le scarpe alle mosche. Il Pep è antifascista, come il padre Pippo. Membro del comitato segreto di agitazione che organizza clandestinamente alla Breda un grande sciopero generale, il Pippo viene prelevato pochi giorni dopo e deportato per Mauthausen. "Alla Breda - scrive Penati - furono centonovantanove quelli presi nei rastrellamenti e deportati per rappresaglia a seguito dello sciopero generale. Di loro solo ottantasette fecero ritorno". Il Pippo non fu tra questi e solo molti anni dopo, in compagnia del figlio Filippo e del nipote, il figlio Pep trovò la forza di andare a Mauthausen a piangerlo.
    Erano tempi durissimi, ma anche di grande solidarietà: "Dalla deportazione del Pippo fino alla fine della guerra, ogni mese passò da casa, qualcuno del "soccorso rosso" che, sfidando anche il coprifuoco, lasciava dietro la porta un pacco con poche cose da mangiare. Quel pacco, seppure così povero, era molto importante perché diceva loro: "Non siete soli". Quando arriva la chiamata alle armi, il Pep diserta e si dà alla macchia, nascondendosi nelle campagne vimercatesi per sei mesi, dormendo dove capita e mangiando quel poco che gli passano i contadini.
    Torna a casa il 26 aprile e da allora a casa Penati il 25 aprile si festeggia tutti insieme, con un pranzo che nemmeno quello di Natale, che si chiude con un brindisi alla libertà. Per il Pep "Era un giorno - si legge - in cui fare festa e da condividere con le persone a lui più care. Ci riunivamo tutti a casa sua per pranzo e più eravamo, più lui era soddisfatto. Il menù preparato dalla Elena era, appunto, lungo come quello dei pranzi natalizi e si finiva sempre con lo spumante, con i calici alzati per un brindisi alla libertà e alla pace".
    Elena e il Pep si sposano il 28 ottobre 1950, ma celebrano il loro anniversario il 29, per non festeggiare il giorno della marcia su Roma. Il giorno delle nozze, quando Elena fa il suo ingresso alla curt del Cairo, il caseggiato operaio dove è cresciuto il suo Pep, il suo primo gesto è lasciare un mazzo di fiori sulla lapide a ricordo del suocero mai conosciuto.
    Dopo la guerra la Garelli è in crisi, i soldi a casa scarseggiano, il Pep va a un colloquio alla Ercole Marelli e quando il direttore gli chiede che giornale legge non esita a rispondere: 'L'Unità' e spiega: "Abbiamo lottato vent'anni per la libertà e ognuno legge il giornale che vuole." Quella frase gli costa il posto ma, come dice alla sua Elena: "Stai tranquilla Elenin...vedrai che noi ce la caveremo anche questa volta". Si chiude così questo libro che inizia con il narratore che accompagna all'ospedale l'anziana madre, e che non può che lasciare la sensazione di una sorta di testamento di Penati, portato via da un tumore che ha sempre legato alla sua vicenda giudiziaria, da cui uscì in parte prescritto e in parte assolto per tutte le accuse. Ora esce questo libro, che è una storia di amore e di politica, di dolori e di lotte, ma anche di speranza, come sottolinea la frase che lo conclude. (ANSA).
   

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