ANSA/ Libro del Giorno: Il Ciarlatano di Isaac Bashevis

di Nicoletta Tamberlich (ANSA) - ROMA, 04 NOV - IL CIARLATANO DI ISAAC BASHEVIS SINGER (ADELPHI, PP. 268, euro 20).
    Appena arrivati a New York, nei primi anni della guerra, gli ebrei polacchi dicono tutti la stessa cosa: «L'America non fa per me». Ma poi, un po' alla volta, molti ricominciano a «sguazzare negli affari» come pesci nell'acqua. Altri invece, e più di chiunque il protagonista di questo romanzo Il Ciarlatano di Isaac Bashevis Singer - a cura da Elisabetta Zevi (traduzione di Elena Loewentha), girano a vuoto, si barcamenano, vivono alle spalle degli amici ricchi, o delle donne, tante, troppe, che riescono a sedurre. Ci sono due amici che non potrebbero essere più diversi: tarchiato, pragmatico, dotato di un prodigioso fiuto per gli affari, l'uno; affilato e erudito, svagato e inconcludente, l'altro il nostro protagonista. Hertz è coltissimo: ha frequentato diverse università senza mai conseguire una laurea, lavora da decenni a un libro, ha vissuto alle spalle di chiunque senza mai guadagnare un centesimo, ha abitato in ogni città senza mai conoscerne nessuna a fondo, scrive in tutte le lingue senza parlarne alcuna - a parte lo yiddish -, ha avuto quattro mogli e innumerevoli donne senza che neppure una gli sia rimasta attaccata. Perennemente senza un soldo e alla ricerca di qualcuno che gli risolva i problemi, ha uno straordinario talento per cacciarsi nei guai. Tanto seduttivo e bugiardo è Hertz, quanto tachless e generoso è Morris sempre pronto a venirgli in aiuto, compreso aiutarlo ad arrivare in America. «Stammi a sentire,» disse ora al suo amico Hertz Minsker «lascia perdere le tue assurdità. Datti agli affari, come tutti gli altri ebrei. Si tratta solo di fare il primo passo, credimi. Non è con Freud che ti guadagnerai da vivere». «Se non la smetti di blaterare di psicoanalisi non ti parlo più!». «Bene, bene, non mi immischio nella tua scienza, ammetto che non ne so niente. Ma sono un uomo pratico. In America bisogna cambiare. Qui, anche un rabbino deve diventare un businessman…."."Persino il Messia, se arrivasse a New York, dovrebbe mettere un annuncio sul giornale... ». Morris disse ora a Hertz: "Se proprio non vuoi metterti in affari, apri uno studio. A New York i matti non mancano». «Ci vuole un'abilitazione". "Ma tu hai studiato, sei discepolo di Freud".
    "Non posso iniziare una carriera Singer nel mezzo di una catastrofe mondiale. Questo Hitler non scherza. È l'arcidiavolo in persona, venuto a spegnere l'ultima scintilla di luce: lui da una parte e Stalin, sia cancellato il suo nome, dall'altra". Il tallone di Anchille è lui il 'ciarlatano' del libro, sono le donne, di queste ultime Hertz Minsker non può fare a meno: sono «il suo oppio, le sue carte, il suo whisky»; le loro gambe, le loro ginocchia contengono «una sorta di promessa», e lui ha bisogno ogni giorno di nuove avventure amorose, di «nuovi giochi, nuovi drammi, nuove tragedie o commedie». Minsker, che pure è un erudito e ha familiarità con il Talmud e può «recitare poesie in greco antico e in latino», ha avuto una corrispondenza con Freud, sembra capace solo di finire nei guai, anche se aveva conosciuto Alfred Adler, Martin Buber e altre personalità note in tutto il mondo. I suoi articoli erano apparsi in antologie ebraiche e in pubblicazioni tedesche e francesi. Ma la sua è una natura indolente. In genere, però, le catastrofi che provoca, a sé stesso e a chi gli sta intorno, si risolvono in una strepitosa commedia - una commedia alla Lubitsch, con mariti traditi, amanti imbufalite, sedute spiritiche fasulle, crisi di nervi, mercanti di quadri falsi, audaci e fumose teorie edonistico-cabbalistiche. Anche qui, come sempre in Singer, il comico e il grottesco si intrecciano mirabilmente con un pathos lacerante. (ANSA).
   

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