Safran Foer, sul clima agiamo individualmente

Lo scrittore, Greta Thunberg 'ci ha reso tutti più attenti'

MANTOVA - Non esiste più il problema di chi "nega i cambiamenti climatici. E' arrivato il momento di agire a livello individuale". La spinta viene da Jonathan Safran Foer, l'autore di 'Ogni cosa è illuminata' che nel suo nuovo libro 'Possiamo salvare il mondo, prima di cena' pubblicato da Guanda, racconta la crisi climatica mescolando storie di famiglia, ricordi personali, dati scientifici ed episodi biblici. E termina con un messaggio per i figli "perché il clima siamo noi".

Certo, ammette lo scrittore, che vive a New York ma è nato a Washington nel 1977, "avremmo bisogno di un romanzo sui cambiamenti climatici, ma io non riesco a scriverlo, ci ho provato. Serve un nuovo modo per raccontare i temi ambientali, meno noioso, ma per il momento per me i saggi sono stati quello migliore" dice nel suo giorno al Festivaletteratura di Mantova, alla vigilia della chiusura. E riconosce il grande valore che hanno avuto le azioni di Greta Thunberg alla quale non sono stati risparmiati attacchi. "Andare ad attaccare una ragazza di 16 anni che sta dedicando la sua vita ad una cosa in cui crede è veramente incomprensibile. Per Greta ho e non sento altro che gratitudine e rispetto e non riesco a immaginare che tipo di deformazione mentale possa avere chi attacca una ragazzina così. Una distruzione della sua motivazione è assolutamente inaccettabile. Forse la tattica di Greta non è esattamente quella che io avrei scelto. Non sarei capace di fare le cose che fa lei, di prendere una nave per attraversare l'oceano, ma io ho una vita diversa, dei figli. Lei ci sta dicendo che dobbiamo riconoscere le conseguenze delle nostre azioni e in questo senso è efficacissima. La lezione di Greta ha influenzato per esempio le mie decisioni sul numero di volte che prendo un aereo. Sono molto grato a Greta per averci reso tutti più attenti" dice all'ANSA lo scrittore che a Mantova è stato protagonista di un lunghissimo firma copie. "Sono sempre stato felice di venire in Italia, ma mai come quest'anno ho avuto tanto successo. Questo dimostra che sono tante le persone, finora rimaste invisibili, che si interrogano e si impegnano sul fronte ambientale. Ci stiamo muovendo a grande velocità e stiamo andando tutti nella stessa direzione. Credo che tra la fine di quest'anno e l'inizio del 2020 assisteremo un grande cambiamento" sottolinea Safran Foer. Lo scrittore spiega poi che "negli Stati Uniti che, da questo punto di vista, sono molto indietro rispetto all'Europa più avanzata, il 70% dell'opinione pubblica voleva che il Paese continuasse a far parte dell'Accordo di Parigi per il clima. E non solo i democratici, anche i repubblicani. Questo secondo un sondaggio di un anno fa e ora questa percentuale sarà sicuramente superiore".

Ma se è vero che sta crescendo la volontà collettiva è difficile dire, per lo scrittore, se riusciremo davvero a trasformare la situazione. "L'ambiente non è l'unico problema che ci fa decidere come votare. Negli Stati Uniiti, in Italia, in Brasile ci sono degli altri istinti nella popolazione che dirigono i voti. Ci sono politici che hanno un certo carisma, che attirano votanti ed elettori. Come si può spiegare che in Usa la popolazione ha eletto Trump solo pochi anni dopo aver eletto Obama? E' la stessa popolazione, eppure è andata così. Il problema non sono Bolsonaro o Trump. Se fosse stata eletta Hillary Clinton, che io ho votato, adesso gli Stati Uniti farebbero ancora parte degli Accordi di Parigi, ma lo stesso non avrebbero rispettato gli obblighi dettati da quegli accordi. Abbiamo delle sensazioni, vorremmo fare qualcosa ma poi non lo facciamo. Quanti sono quelli che oltre a voler vedere il pianeta salvato sono disposti ad impegnarsi per raggiungere gli obiettivi necessari?" chiede Safran Foer. Per adesso c'è ancora molta strada da fare: "Dovremmo noi indicarla ai nostri leader politici o avere dei presidenti che ci proteggano dai nostri istinti peggiori. Dovremmo fare come fanno i giovani e noi li stiamo seguendo. O per lo meno potremmo seguirli" afferma Safran Foer e lascia aperta la domanda: "ce la faremo?".

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