Menasse, quanti nazionalisti all'Europarlamento

Lo scrittore viennese al festival con un romanzo sull'Europa

MANTOVA - Convinto europeista, il viennese Robert Menasse è l'autore del primo romanzo su Bruxelles, 'La capitale' (Sellerio), in cui mostra tutte le contraddizioni dell'Unione Europea, il peso dei nazionalismi e la distanza siderale tra la Commissione e il Consiglio europeo. "Il Parlamento europeo è davvero una realtà unica nella storia parlamentare, innanzitutto perché è formato per un terzo da deputati che vengono eletti per distruggere il Parlamento stesso. E' un'enorme contraddizione: quella tra lo sviluppo post nazionale e il ritorno dei nazionalismi, il rinazionalismo. E sarà interessante vedere che partita si giocherà tra questi rapporti di forza alle elezioni europee 2019" dice all'ANSA Menasse, al Festivaletterartura di Mantova, nel giorno in cui si chiude l'edizione 2018.

"Nel 1913 Stefan Zweig disse: 'quello che abbiamo di fronte a noi è la grande lotta per la decisione fra un'Europa unita e in pace e un'Europa di nazioni'. E sappiamo allora come andarono le cose. L'anno prossimo, con le elezioni europee ci troviamo in una situazione molto simile, vediamo quanti saranno i nazionalisti e quanti gli europeisti che entreranno nel Parlamento europeo" dice Menasse che con 'La capitale' ha vinto il Deutscher Buchpreis, il premio letterario più prestigioso per gli scrittori di lingua tedesca. Ma, sottolinea, "non ci sarà una soluzione vera a questo problema perché prima è necessario superare la grande contraddizione insita nel Parlamento europeo. E' assurdo che la rappresentanza europea venga eletta sulla base di liste nazionali. E' una sorta di ruota infinita: più sono presenti i nazionalismi, meno la Ue può funzionare e meno funziona più aumentano le aspettative dei cittadini nei confronti dei nazionalisti" spiega lo scrittore.

Ma a cosa si deve il ritorno ai nazionalismi? "E' causato da diversi motivi, a seconda delle nazioni, ma c'è un punto in comune, la contraddizione di cui stiamo parlando. I diversi motivi dipendono invece dalle varie mentalità. Prendiamo l'esempio italiano: l'Italia - afferma Menasse - ha una lunga tradizione di governi eletti nell'indifferenza. Nello stesso lasso di tempo in cui l'Austria ha avuto cinque governi, l'Italia ne ha avuti 40. E, a un certo punto, interessa così poco agli italiani la questione che finiscono per votare un pagliaccio".

Menasse in questo libro ha cercato anche di "mostrare come nasce un progetto all'interno della Ue e come fallisce in seguito allo scontro con il Consiglio Europeo". Per farlo ha immaginato che si avvicinasse l'anniversario dei 50 anni dalla fondazione della Commissione europea e ha scelto la sezione Cultura. "Volevo che fosse un progetto profondamente comune e da questo punto di vista la direzione generale della Cultura funzionava bene. L'anniversario Commissione europea era un argomento perfetto" afferma. Ma ci sono anche altri ambiti, come quello dell'agricoltura: nel romanzo troviamo così "una fazione favorevole ad abbassare la produzione di maiali per contenere abbassamento prezzi all'interno mercato unico. E un'altra che vuole incrementare la produzione per fare accordi con il mercato cinese. In tutti questi racconti l'obiettivo è di mettere in evidenza le contraddizioni all'interno di queste istituzioni" sottolinea.

Ne 'La capitale' Menasse ha mostrato anche chi sono queste persone, funzionari, commissari che lavorano nella Ue. Per questo nel 2012 è stato ospite della Commissione europea in qualità di osservatore ed ha scritto così un libro di fiction, ma basato su cose reali. "Sono andato a Bruxelles, ho preso un appartamento e cercato di incontrare il maggior numero di funzionari e rappresentanti delle istituzioni possibili. Mi ha stupito - racconta - fino a che punto fosse aperta la Commissione Europea e invece chiuso il Consiglio. Ed è una cosa che si vede già dal punto di vista architettonico: il Palazzo che ospita la commissione è di vetro con una silhouette molto slanciata che da una idea di trasparenza, mentre il Consiglio è una torre con ponti chiusi e quello è il luogo in cui vengono difesi gli interessi nazionali". Da qui si capisce perché il suo romanzo sia tragicomico e a tratti depressivo, come "molti dei funzionari - dice - che lavorano nella Ue".

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