Flanagan, salviamo la privacy dai social

Lo scrittore Man Booker Prize parla di 'Prima persona'

 Il confine tra vero e falso, il nostro presente di fake news e dominio dei social media. Richard Flanagan, vincitore del Man Booker Prize nel 2014, è tornato al Festivaletteratura di Mantova con 'Prima persona', un romanzo che si ispira a una storia vera, accaduta proprio allo scrittore. E diventata quella del più celebre truffatore d'Australia che alla vigilia del processo che segnerà il suo destino vede una casa editrice commissionare la sua autobiografia a un ghostwriter che ha sei settimane di tempo per scriverla. Ma il farabutto non rivela molto di sè, è evasivo nelle risposte e il risultato è il ritratto di un uomo che forse non è mai esistito. "Prima persona parte da qui, dall'idea di uno scrittore che fa da fantasma a una persona vivente che diventa fantasma. Questo truffatore è un uomo che vive un vero e proprio delirio di successo e vuole imporre la sua visione del mondo senza far vedere ad altri la verità dei fatti" dice all'ANSA Flanagan che sabato 8 settembre sarà protagonista di uno degli eventi più attesi del Festivaletteratura , all'Officina del Gas, con il giornalista Stefano Salis.
    E' un romanzo in cui si ride ma che scava nel confine tra verità e menzogna e fa riflettere sul potere della scrittura. "I politici mentono dalla notte dei tempi, ma la cosa grave che sta accadendo oggi non è tanto il loro mentire ma il mettere in discussione l'idea stessa di verità. Non esiste più una verità ma tante opinioni. E quali sono quelle che prevalgono? Quelle dei ricchi e potenti" spiega Flanagan, che vive in Tasmania dove è nato e ha un approccio pieno di humor nei confronti della vita.
    "Dove non esiste una verità - continua lo scrittore - viene meno la libertà di tutti. Un attacco alla nostra libertà è il fatto che la nostra vita privata viene azzerata in ogni modo possibile dai social media. Come dice Mark Zuckerberg la privacy è un concetto desueto nell'era dei social media". E qui viene il punto cruciale attorno al quale si sviluppa il discorso di Flanagan: "ciascuno di noi ha una vita costruita da varie vite, pubblica, privata e segreta. Questo è quello che ci rende umani.
    Distruggere la vita privata e segreta rende infelici. Neppure ce ne rendiamo conto che a dominare ormai è lo slancio verso se stessi e che diventa sempre più importante essere protagonisti di una storia su Facebook , Instagram".
    Flanagan è tornato in 'Prima persona' a questo vicenda da ghostwriter accaduta più di vent'anni fa perchè "mi era rimasta in mente, ne sentivo la presenza con il passare degli anni. Però non volevo cadere nel tranello di scrivere un memoir, un genere che va tanto nella letteratura anglosassone. Ho voluto fare l'opposto di questa tendenza: scrivere l'apologia del romanzo perchè le storie per quanto inventate possono essere liberatorie, farci capire cose che prima non comprendevamo". E alla fine Flanagan ha scritto "un romanzo su un uomo che scrive un memoir inventando molte cose. C'e una base di verità ma in realtà questa storia non è poi così vera" dice ridendo lo scrittore che ha una vena ironica incontenibile. Un film dal libro? "Qualche contatto c'è stato, forse perchè costerebbe poco realizzarlo. Nel cast due uomini seduti in una stanza che parlano. L'ultima arma che ci resta - dice - è il sorriso". (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE:

Video ANSA