Khalifa, il mio viaggio doloroso ad Aleppo

Scrittore siriano ospite a Roma con Cooper, Preciado e Simoni

ROMA - Ha intrapreso un "viaggio doloroso" per raccontare con la scrittura la sua Aleppo nella realtà di oggi, ferita nel corpo e nell'anima dalla guerra: è questo il contributo che lo scrittore siriano Khaled Khalifa proporrà al pubblico di Letterature, il Festival Internazionale di Roma dove sarà ospite il 19 giugno. Nella quarta serata del Festival, ideato e diretto da Maria Ida Gaeta per la regia di Fabrizio Arcuri, Khalifa interverrà alla Basilica di Massenzio leggendo come da tradizione un testo inedito ispirato al tema di questa edizione, "il diritto e il rovescio", dedicato all'ambiguità semantica delle parole. Una riflessione che condividerà anche con altri tre autori ospiti, l'americano Glenn Cooper, lo spagnolo Paulo B. Preciado e l'italiano Marcello Simoni.

"Tutti i miei libri parlano di Aleppo, ma la racconto sempre come era nel passato perché per me è una via di salvezza. Quello che presento qui invece è il primo testo in cui parlo della città come è oggi, anche se sono 5 anni che mi rifiuto di vederla, e per farlo mi sono immerso nuovamente nella realtà", racconta oggi, appena arrivato a Roma, lo scrittore il cui viso tradisce la stanchezza del lungo viaggio iniziato nel cuore della notte per raggiungere la Capitale. Nato in un villaggio vicino ad Aleppo, quinto di tredici figli, Khalifa si approccia al tema dell'arbitrarietà della lingua e dell'uso che di essa si fa raccontando "il diritto e il rovescio" della sua città con uno sguardo attento sull'oggi. Una scelta che lo distanzia dagli altri tre autori ospiti del Festival, che nei loro contributi partiranno dal passato: Cooper svelerà le parole in codice che Shakespeare usava per parlare con i suoi lettori di alcuni temi spinosi, Simoni scenderà nell'inferno di Dante per incontrare Nembrot, costruttore della Torre di Babele, e ascoltarlo nel suo linguaggio indecifrabile, Preciado invece indagherà il senso di termini quali uomo, donna e omosessuale, anche attraverso quelle figure a cui nella storia non è stato concesso di parlare.

"Il mio prossimo libro, a cui lavoro già da tempo, sarà ambientato nella Aleppo del 1800. Gli scrittori si adagiano sul passato e lo raccontano perché in fondo siamo tutti dei codardi: è così difficile immaginare il futuro e l'evoluzione del mondo, e poi il presente di oggi è una delle pagine più nere della nostra storia", prosegue Khalifa, autore di Elogio dell'odio (2011) e Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città (2018), entrambi editi in Italia da Bompiani, "basta pensare alle Primavere Arabe: oggi dopo solo sette anni c'è grande depressione. Nessuno di noi poteva immaginare che la controrivoluzione avrebbe avuto armi così forti da eliminare i sogni di 400 milioni di arabi". Tornerà ad Aleppo? "Da anni ormai sta arrivando uno tsunami di immagini della città da internet e dai social network: pur di non vedere mi sono trasformato in un uomo cieco", dice, "ma ho promesso alla mia famiglia che ci tornerò, e allora ogni giorno per prepararmi guardo una sola immagine di Aleppo e penso che siamo ancora in grado di ricostruire".

Intenso anche il suo legame con Roma: "L'ho visitata per la prima volta 15 anni fa. Per ogni siriano Roma è un po' come casa, perché alcuni personaggi storici come per esempio i padri del diritto romano venivano dalla Siria. Quindi abbiamo una storia comune", afferma, "io però cerco una Roma più autentica di quella turistica, quella di Fellini e di Pasolini: non mi interessano i monumenti della città, ma il suo spirito".

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