Recchioni, un medioevo senza ragione

Esce 'La fine della ragione', graphic novel su futuro no-vax

In un futuro molto prossimo in cui i no-vax hanno vinto e la scienza è bandita, una madre si ribella e cerca una cura per la figlia malata. Da qui parte il racconto satirico tagliente di 'La fine della ragione', albo a fumetti di Roberto Recchioni (Feltrinelli Comics), una parabola epica, oscura e sarcastica con un finale a sorpresa. "Volevo fare un libro sul presente, ma non mi aspettavo che finisse quasi per raccontare la cronaca - racconta il fumettista e curatore di Dylan Dog, parlando con l'ANSA -. Gli argomenti che sarebbero stati tirati fuori in campagna elettorale, le paure usate raccattare voti: era tutto qui dentro". Il medioevo narrato nel libro è insomma un 'qui e adesso', inquadrato da una trama di riferimenti pop, cifra dell'autore.

Così l'effetto è quasi dell'instant book: "Mi angoscia che le frasi più assurde non le ho inventate, ma le ho preso da articoli del Fatto Quotidiano, come una su Big Pharma: l'apocalisse di questo mondo distopico non è lontana, la vediamo ogni giorno quando si abiura alla ragione". Ricca di simbolismi, la storia abbonda di allusioni all'attualità, come il motto 'uno vale uno': "Non nascondo che per me il Movimento 5 Stelle è una forza irresponsabile che cavalca sentimenti pericolosi come la questione dei vaccini, per l'appunto. Ma quando sento Renzi appropriarsi di slogan di destra capisco che è finita: non si trova una forza politica che comunichi secondo ragionevolezza, basta vedere anche la storia di Traini, un razzista con la mira di uno Stormtrooper trasformato in eroe".

La questione non è strettamente partitica: "Si è persa l'idea di un pensiero strutturato, viviamo in un universo di opinioni: nel libro mi macchio dello stesso peccato con un linguaggio molto diretto e senza sfumature, ma questo è per l'urgenza assoluta che avevo, il messaggio non è nascosto". Da qui la scelta di costruire il libro come un diario (le pagine sono quelle di un taccuino) aperto da un prologo provocatorio sulla comprensione del testo: "Non è un caso che la storia parta da una scuola, dove un bambino sostiene che la terra sia piatta: c'è un problema di istruzione". Il registro scelto nel disegno e nelle parole è allora volutamente espressionista: "Lo definisco intimismo epico: ho usato un tono millenaristico e cupo e, seguendo le lezioni di Sclavi e Go Nagai, ho cercato un risultato emotivo alternando tratti e inchiostrazioni, sottolineando l'immediatezza, anche a costo di lasciare imperfezioni".

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