Pordenone: Atiq Rahimi, afgani stanchi guerra vogliono pace

Festival letterario Dedica dal 10 al 17 marzo

PORDENONE - "Se esiste una missione della scrittura, è quella di dare la parola a chi non l'ha. La letteratura deve saper mettere le parole dove la loro assenza è uno scandalo": lo afferma Atiq Rahimi, lo scrittore e regista afghano che sarà protagonista della 24/o festival Dedica, dal 10 al 17 marzo, a Pordenone: evento presentato questa mattina.
    Seguendo questa suggestione, la rassegna si addentrerà nell'universo letterario dell'autore anche per dare la parola, attraverso la sua voce di artista e intellettuale, a un Paese - l'Afghanistan - animato da un grande spirito di libertà e di voglia di ricostruzione. Un Paese che ha lungamente sofferto e di cui le cronache sono costrette a parlarci ancora in modo drammatico. Ma, come scrive Rahimi, "gli afghani non sono affatto un popolo di guerrieri. Un tempo erano liberi, gioiosi, ospitali. E oggi vogliono la pace. Pagano il prezzo di tutte le politiche di potenza, di tutte le follie, di tutti i rancori e di tutte le voglie di vendetta. Io penso al popolo dell' Afghanistan, fatto di gente comune e terribilmente stanco di guerre e di tragedie".
    Sono dieci gli appuntamenti del festival - fra spettacoli, conversazioni, cinema, musica, arte, libri, percorsi per giovani e famiglie - che si alterneranno, a Pordenone, fra il convento di San Francesco, il teatro Verdi, il municipio, la biblioteca civica, Cinemazero, con una tappa all'Università Ca' Foscari di Venezia. Tra i precedenti "dedicati" ci sono Claudio Magris, Dacia Maraini, Anita Desai, Amos Oz, Nadine Gordimer, Paul Auster, Cees Nooteboom, Wole Soyinka, Tahar Ben Jelloun, Luis Sepúlveda e Björn Larsson.
   

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