Cirinnà, La cultura veicoli eguaglianza

Libro giornalista Romanelli 'rivoluziona immaginario famiglia'

"Siamo sulla soglia di un grande cambiamento. La prossima tappa è la legge sul matrimonio egualitario ma, per arrivarci, abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale". Monica Cirinnà, prima firmataria della legge sulle unioni civili, chiama a raccolta gli artisti italiani per "far capire alle persone, attraverso un'operazione culturale, che ove si integra e dove arriva l'eguaglianza non c'è più discriminazione e stiamo meglio tutti". L'appello della senatrice Pd è stato lanciato in occasione della presentazione del romanzo "La donna senza nome" della giornalista Eugenia Romanelli al Complesso Monumentale Dioscuri del Quirinale, teatro che fu del Papa. Un libro pubblicato da Castelvecchi un anno fa, nel momento in cui veniva discussa la legge sulle unioni civili, che racconta la storia d'amore di una giovane donna cresciuta da due madri e un campione di vela. "Il legislatore ha fatto il primo passo ma la testa delle persone cambia se cambia la cultura del Paese", ha detto Cirinnà. "Quindi abbiamo bisogno di tutti coloro che agiscono nel mondo della cultura: artisti, cantanti, pittori, gente che lavora nel cinema, gente che lavora nello spettacolo, giornalisti, media". "Il mondo della cultura - ha spiegato - può venire in soccorso a quel soggetto un po' grigio come delle volte è il legislatore e portare, prima del tempo canonico, forse del prossimo Parlamento, a un'eguaglianza piena" perché "dove c'è discriminazione c'è un vulnus, manca qualcosa; dove c'è l'eguaglianza, tutti ottengono diritti e tutti rendono la nostra società migliore". Il romanzo di Eugenia Romanelli "è un importante passo in questa direzione" perché "tenta, attraverso la fiction, - ha spiegato l'autrice - di far provare al lettore l'esperienza che potrebbe temere". "Ognuno di noi ha dei pregiudizi su qualsiasi cosa", ha detto la giornalista. Pregiudizi che "si sciolgono quando, attraverso l'identificazione, ci troviamo a vivere esperienze che non conosciamo e a empatizzare con persone che sembrano diverse da noi perché semplicemente siamo entrambe esseri umani". "La donna senza nome" vuole, dunque, "trasmettere un nuovo immaginario dell'amore e delle famiglie", "creare un nuovo mito dell'origine", "essere una proiezione sul futuro". "Io ho un sogno nel cassetto - ha concluso Monica Cirinnà -, quello di poter presentare quanto prima la legge sul matrimonio egualitario e di sentirmi dire: 'Non c'è già?'. Questo potrà accadere se la cultura avrà fatto un percorso di eguaglianza".

  

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