Scoprire Genova con i dialetti liguri

"Piccolo dizionario etimologico ligure" di Fiorenzo Toso

La parola più famosa del dialetto genovese non è neppure nata a Genova. "Belin" viene dalla Pianura padana, col significato di "giocattolo carino" (e quindi, per metafora, di "membro maschile"). Arriva in Liguria solo nell'Ottocento. Ben più antica l'origine di un'altra parola simbolo della genovesità, "carruggio", il vicolo stretto del centro storico. Deriva dal latino popolare "quadruvium", quadrivio. La parola "camallo", scaricatore di porto, arriva invece a Genova nel Medio Evo, dall'arabo "hammal", portatore.

Cercare l'etimologia delle parole del dialetto ligure vuol dire tuffarsi in secoli di storia, ricostruire la vita, la cultura e le tradizioni di un popolo che dall'anno Mille ha costruito il suo pezzo di identità italiana. Il "Piccolo dizionario etimologico ligure" di Fiorenzo Toso, edito da Zona, non è solo una ricerca scientifica condotta con metodo impeccabile e documentazione impressionante. E' soprattutto un viaggio affascinante alla scoperta di una terra e di una cultura, note al grande pubblico italiano soprattutto per le commedie di Gilberto Govi e le canzoni di Fabrizio De Andrè.

Toso, 54 anni, nativo di Arenzano, comune rivierasco a ponente di Genova, è docente di linguistica generale all'Università di Sassari e autore di numerose pubblicazioni sui dialetti italiani ed europei. Oggi è probabilmente il maggior esperto dei vernacoli liguri, oltre che apprezzato poeta dialettale. Il suo "Piccolo dizionario" studia l'origine solo di 400 parole, fra le più significative. Vuole essere un primo assaggio di un'opera più vasta e completa, in cantiere per il futuro.

I dialetti liguri nascono dal latino parlato e nei secoli assorbono termini provenzali, catalani, portoghesi, germanici, arabi, padani, italiani. Qualche esempio? "Rumenta", il termine con cui tutti i genovesi chiamano la spazzatura, deriva dal latino "ramenta", ovvero pezzetti, trucioli. Dal latino "corrosus", rosicchiato, cavo, viene l'etimologia di "creuza": il ripido viottolo fra il mare e i monti, chiuso fra due muri, che appariva appunto "incavato". La "darsena" del porto è parola araba: "dar as sina'a", casa del lavoro, la zona dove si riparavano le navi. "Travaggio", lavoro, viene dal francese antico "travail". Il "gabibbo", la persona scaltra e malfida, è una derivazione dell'arabo "habib", amico, e veniva usata in tono razzista contro i levantini e gli italiani del sud. Le "trenette" sono "piccole trine", dal latino "trinus", mentre le "troffie" vengono da "tronfio", nel senso di gonfio.

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