John Berger, 'Cataratta' e il miracolo della vista

Monologo del grande scrittore con disegni di Selçuk Demirel

    JOHN BERGER, "CATARATTA", CON DISEGNI DI SELÇUK DEMIREL (GALLUCCI, pp. 72, 12,50 euro). "Se provassi a riassumere l'esperienza che ha trasformato il mio modo di guardare, direi che è come trovarsi d'un tratto in una scena dipinta da Vermeer", in cui "tutto quel che guardi è ricoperto da una rugiada di luce": per Cataratta di John Berger, in uscita in questi giorni, non esiste forse collana dal nome più calzante di Gallucci HD - Alta Definizione. In una manciata di pagine e quasi parlando a se stesso, l'autore - scrittore britannico, critico d'arte e poeta fra i più illustri della nostra epoca - narra con finezza letteraria e insieme straordinaria precisione la "rinascita visiva" seguita appunto alla rimozione della cataratta che gli offuscava la vista, prima all'occhio sinistro e poi al destro. Un banale intervento chirurgico diventa momento di transizione verso un mondo nuovo per un uomo i cui scritti sull'osservazione della realtà e delle opere d'arte hanno animato il dibattito culturale degli ultimi quarant'anni (alcuni dei saggi sul tema sono raccolti in Capire la fotografia, pubblicata pochi mesi fa da Contrasto). Il piccolo miracolo del libro è quello di riuscire a tradurre in parola scritta le percezioni sensoriali di chi, insieme alla vista, riacquista la consapevolezza della varietà e dell'eterogeneità dell'esistente. Insieme a Berger si riscopre l'incanto della luce, che "conferisce a tutto ciò su cui cade un carattere di 'primità', restituendolo alla purezza originaria" e la profondità dei colori ("Il blu e il viola, con le loro onde corte - ci rende edotti l'autore - sono deviati dall'opacità della cataratta"). Ci si stupisce del biancore abbacinante di un foglio di carta, della pesante gravità dell'inchiostro nero e dell'ampiezza ritrovata dell'orizzonte. Accompagnano il libro i surreali disegni a china del vignettista turco Selçuk Demirel collaboratore di Le monde diplomatique, del New York Times, del Washington Post e altri: "Selçuk usa spesso parti del corpo in modi asciutti e tipicamente turchi - scrive Berger, disegnatore lui stesso - come se la commedia della condizione umana fosse lì nel corpo umano, nella malinconia dell'anatomia". Protagonisti delle illustrazioni sono naturalmente gli occhi, che si animano di vita propria, si staccano dal volto, diventano razzi, oppure lampade, o ancora finestre spalancate per guardare il mondo.
   

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