Lou von Salomé, filosofa e femminista

In sala biopic sulla donna amata da Rilke, Freud e Nietzsche

ROMA - Farebbe tremare i polsi a qualsiasi regista mettere in scena personaggi come Rainer Maria Rilke, Sigmund Freud e Friedrich Nietzsche. Ma la regista tedesca Cordula Kablitz-Post si è assunta il rischio pur di raccontare in 'Lou von Salomé' la storia della filosofa, scrittrice, psicoanalista e pioniera dell'emancipazione femminile. Il film in sala dal 26 settembre, codistribuito da Wanted Cinema e Valmyn, racconta appunto la vita complicata e singolare di Lou Andreas Salomé (Katharina Lorenz), una delle donne più colte, produttive e affascinanti della sua epoca. Una donna che, con la sua personalità, fece innamorare di sé i più grandi pensatori di inizio Novecento, da Rainer Maria Rilke (Julius Feldmeier) a Sigmund Freud (Harald Schrott) fino a Friedrich Nietzsche (Alexander Scheer), influenzando in maniera decisiva il loro pensiero.

Nata nel 1861 a San Pietroburgo, la giovane Lou capisce subito di non poter avere gli stessi diritti come donna in un mondo dominato dagli uomini e così, quasi in polemica per questo suo svantaggio, si sottrae sistematicamente all'amore carnale. Studia filosofia, scrive poesie e incontra lungo il suo percorso filosofi come Paul Rée e Friedrich Nietzsche, i quali affascinati da questa donna la chiedono in moglie, venendo entrambi rifiutati. Ad avere la meglio sul suo cuore sarà il grande poeta Rainer Maria Rilke, allora sconosciuto. Lei se ne innamora, diventa sua consigliera e anche amante (una cosa sembra dovuta al forte lato femminile di Rilke che rassicurava ogni sua paura). All'età di 50 anni, Lou von Salomé conosce Freud, i cui studi la influenzano tanto quanto lei influenza il padre della psicanalisi. Nel 1933 si rifugia poi a Gottinga insieme al giovane germanista Ernst Pfeiffer che raccoglierà le sue memorie.

"Nella mia ricerca di figure femminili - spiega la regista - mi sono imbattuta da adolescente in una biografia di Lou von Salomé. Mi impressionò che già in quell'epoca una donna potesse amare così tanto la libertà e potesse condurre una vita così indipendente. Era vista quasi come una pazza, perché conduceva una vita troppo diversa, del tutto lontana dall'immaginario morale della società del suo tempo. Era considerata scandalosa - continua la Kablitz-Post - perché non si preoccupava affatto di quello che gli altri pensavano di lei. Tutto questo nel segno di: 'Vai per la tua strada, sii te stessa e diventa la persona che sei!'".

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