Carolina Rosi, papà s'indignerebbe ancora

Fuori concorso 'Citizen Rosi', l'Italia nel suo cinema civile

VENEZIA - Salvatore Giuliano (1962), Le mani sulla città (1963), Il caso Mattei (1972), Lucky Luciano (1973), e si potrebbe continuare ancora: i film di Francesco Rosi sono un compendio di storia italiana, anticipatori di verità giudiziali, indicatori delle malefatte di compromessi stato/mafia, di corruzione, di appoggi politici alla criminalità. La figlia Carolina Rosi, che è stata la sua aiuto regista e che è custode del suo cinema e dei suoi valori, ha realizzato con Didi Gnocchi un documentario che è prima di tutto un atto d'amore per il padre così amato, morto nel 2015, e poi un lascito morale, del cinema di impegno civile, di educazione alla legalità. S'intitola Citizen Rosi, cittadino Rosi perché questa era la sua carica etica, uscirà in sala con Istituto Luce Cinecittà e poi si vedrà su Sky Arte. E' stato presentato Fuori Concorso a Venezia insieme agli sceneggiatori Fabrizio Corallo e Anna Migotto, al magistrato Vincenzo Calia e al giornalista Lirio Abbate entrambi sotto scorta.

Cosa direbbe dell'Italia di oggi Francesco Rosi? "Sarebbe quanto meno perplesso, probabilmente continuerebbe a difendere i valori imprescindibili della democrazia, continuerebbe a lottare per i valori in cui ha sempre creduto. Siamo in un'epoca trasformista, populista, molto poco ragionata, mio padre - ha detto all'ANSA Carolina - s'indignerebbe ancora come ha fatto per tutta la sua vita". L'idea di raccontare il cinema di Rosi, una ventina di titoli (da La sfida a La Tregua del '97), utilizzandolo come una bussola della storia italiana, è stata una scelta "quasi inevitabile. Ci siamo chieste: sono serviti a qualcosa questi film di cinema civile? Ci parlano ancora oggi dei nostri malesseri a 40 anni di distanza? E - dice Carolina Rosi con la Gnocchi - ci siamo risposte di sì, perché il cinema civile è indispensabile per dare un senso all'arte, che è sempre sociale e politica. Servirebbero semmai maggiori registi impegnati: per mio padre era una missione farsi domande, raccontare i fatti e denunciarli, credeva al ruolo etico del regista che oggi mi sembra si sia spento perché è l'estetica a prevalere. Lui credeva molto all'educazione civica del cinema e voleva che i suoi film fossero visti nelle scuole, perché è così che nascono gli anticorpi per difendere la democrazia".

Da Citizen Rosi traspare un amore incredibile di Carolina verso un padre evidentemente adorato: "Mi manca molto, avevamo un rapporto molto bello, anche di discussioni animate. Mi ha cresciuta in un modo estremamente rigoroso, mi ha dato un'educazione severa, ha provato a tramandarmi dei valori. Aveva una personalità forte e da grande l'ho ritrovata in Luca (De Filippo, ndr, del quale è vedova), ma era con me di una dolcezza incredibile". Oltre che custode del patrimonio filmico del padre, la Rosi è presidente onorario della Fondazione Luca De Filippo e ha partecipato con la Andiamo Avanti Productions alla produzione del Sindaco del Rione Sanità con la regia di Mario Martone, in teatro e al cinema (è in concorso a Venezia 76).

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