L'amore al femminile secondo la Triet

Sibyl, tra identità, psichiatra e scrittura

L'amore al femminile con i suoi tempi lunghi, le sue decantazioni, i suoi ripensamenti e la maternità sono al centro di 'Sibyl' di Justine Triet in corsa in questa 72/ma edizione del Festival di Cannes ormai in chiusura. Protagonista Sibyl (Virginie Efira), psicoterapeuta in crisi, che decide a un certo punto della sua vita, di tornare alla sua prima passione: la scrittura. Ma in realtà la donna ben presto scopre che idee non è ha molte e così, inevitabilmente, attinge ai suoi pazienti.

Sua principale fonte di ispirazione diventa una sua nuova cliente, Margot (Adèle Exarchopoulos), un attrice che sta gestendo una crisi sentimentale ed esistenziale che la psicoterapeuta conosce bene perché anche da lei vissuta. Margot, attrice emergente, problematica e fragile, si rivela per la scrittrice un vero tesoro creativo tanto che tutte le sue confessioni, illegalmente registrate, diventano inevitabilmente pagine del romanzo. E questo fino all'ossessione. Quando Sibyl, implorata da Margot, la raggiunge sul set di Stromboli e conosce l'uomo di cui è innamorata, l'attore Igor (Gaspard Ulliel), tutto si complica ulteriormente.

"Penso che la base di questo film sia la questione delle origini - spiega la regista-. Margot e Sibyl provano odio per come sono fatte. La prima non a caso dice alla seconda: "Sono sporca, c'è qualcosa di sporco in me che non se ne andrà mai." Sibyl è invece meno esplicita, ma anche lei vuole superare se stessa. Hanno entrambe questa frustrazione, vogliono andare avanti, ma hanno la sensazione di tornare sempre al punto di partenza. Sibyl è poi - continua - un personaggio impuro in sé. Lei mente a tutti. Fino a un certo punto del film lei maschera tutto, è dalla parte dell'ordine, mentre i personaggi intorno a lei si lasciano andare. Poi si sbraca, si spoglia, beve, canta si ubriaca...". E conclude la regista parigina Justine Triet: "Non so se Sibyl stia davvero cercando una verità. È solo una donna che mette mano alla scrittura diventando completamente sopraffatta dal suo passato, dalle sue dipendenze. Alla fine, il suo libro si basa su due racconti: quello di Margot e quello della sua vita, ma trasformata in finzione. E lei crede così tanto al suo fantasticare che finisce per avere le vertigini".

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