Cannes: l'America pericolosa di Winding Refn per Amazon

Pluripremiato regista Drive firma serie tv Too old to die young

A guardare i suoi film e il suo passaporto danese, è facile pensare a Nicolas Winding Refn, il premiato regista di "Drive", il visionario di "Neon Demon" a un artista maledetto, un incrocio tra l'istrionico Lars von Trier e l'ossessionato David Lynch. Già, perché nonostante sia nato a Copenhaghen, il regista che a Cannes ha portato ieri sera due episodi della sua prima serie americana "Too Old to Die Young" (da giugno su Amazon Prime) è cresciuto a New York e di cultura americana appare intriso sempre più profondamente. In realtà il giovane a modo, in giacca, cravatta e occhiali d'ordinanza che oggi si è dato in pasto ai suoi deliranti fan in una vibrante "lezione di cinema" e che ieri sera ha fatto passerella sulle Marches del Palais insieme a tutta la famiglia (moglie e due figli) ha l'aria del bravo ragazzo ancora appena uscito dal college, nonostante 49 anni che proprio non si vedono. Poi si ritorna alle atmosfere del film/serie e si sprofonda in un inferno notturno dominato dalla violenza strappata, quasi ipnotico nella sua stilizzazione estetica e si finisce a domandarsi dove stia la verità. Come si sa "Too Old to Die Young" è nato in pochissime settimane di scrittura a quattro mani tra l'autore e il suo sceneggiatore di fiducia Ed Brubaker e, proposto ad Amazon, ha avuto il via libera a tempo di record nonostante le strane regole imposte alla produzione: 10 puntate per 16 ore di narrazione, ma senza nessun vincolo di durata dei singoli episodi che, a modo loro, sono in effetti film compiuti a tutti gli effetti. Ciò spiega la tranquillità con cui Winding Refn ha potuto estrapolare il quarto e il quinto episodio, togliendo ai privilegiati di Cannes il gusto dei passaggi iniziali del viaggio verso l'inferno del protagonista, il poliziotto Martin che di giorno amministra la giustizia sulla strada e di notte (o appena libero) si trasforma in killer a pagamento e dispensa la giustizia a modo suo senza la giustificazione psichiatrica di "Dexter", ma in compenso con un sacco di sensi di colpa e rovelli quasi bergmaniani. Per saperne di più bisognerà aspettare la messa in onda sulla piattaforma e non c'è dubbio che l'anteprima di Cannes manderà alle stelle gli ascolti. Un po' come Paolo Sorrentino con "The Young Pope", anche Winding Refn sembra stregato dalle possibilità del racconto seriale ma riscrive lo spartito a modo suo senza piegarsi in nessun modo alle regole ferree della tv americana.

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