Kursk fra dramma umano e indignazione

Film su sommergibile russo con Schoenarts, Seydoux, Firth

"Famiglia, ingiustizia, uomo contro la burocrazia, indignazione verso la politica, amore, rabbia, perdita, nonché morte". Sono i temi presenti nella tragedia del sottomarino russo che nel 2000, a causa dell'esplosione di un siluro durante un'esercitazione nel mare di Barents, si inabissò causando la morte delle 118 persone a bordo (23 non morirono subito ma non si riuscì a salvarle), che hanno spinto Thomas Vinterberg a ripercorrere la vicenda in 'Kursk'. Il film, nella selezione ufficiale Alla Festa del Cinema di Roma sarà in sala in Italia nel 2019 con Videa. Nel cast Matthias Schoenaerts, che ha proposto al cineasta danese il progetto, Léa Seydoux e Colin Firth nei panni del commodoro David Russell (uno dei consulenti del film), che all'epoca dei fatti guidò i soccorsi britannici al sottomarino. Si mette in scena tanto il dramma umano quanto l'indecisione delle autorità russe nell'accettare subito l'aiuto internazionale, e la rabbia dei parenti verso i responsabili della Marina. Non appare Putin che invece ebbe un drammatico incontro proprio con le famiglie: "Non c'è stata nessuna forma di intimidazione da parte dei russi alla base della decisione di non includerlo - sottolinea il regista-. Non c'è perché volevo fare un film sulla dimensione umana della tragedia, e non contro specifiche persone. Poi non volevo vedere il solito attore che tenta di imitare un presidente". Vinterberg ha sentito "la più grande responsabilità nel trattare con rispetto e rendere onore alle vittime e alle loro famiglie, ma non abbiamo portato sulla scena le loro vite, per questo abbiamo cambiato i nomi e creato anche personaggi di finzione". E' il motivo anche alla base della decisione di non avere contatti con le famiglie dei marinai, ne' durante la produzione del film ne' ora che è in uscita: "Kursk è stato acquistato per la distribuzione anche in Russia, e sono molto curioso di vedere quale sarà la reazione là". Il film è basato sul libro 'A Time to Die' di Robert Moore, adattato per il grande schermo dallo sceneggiatore di Salvate il soldato Ryan, Robert Rodat. "Abbiamo fatto una mediazione fra finzione e realtà storica - spiega il cineasta -. Molta verità rimane su fondo dei mari. Non sappiamo esattamente cosa sia successo, ma attraverso l'attentissima ricerca fatta negli anni alcuni elementi li conosciamo". Tra i fatti reali, c'è la lettera scritta alla famiglia da uno dei marinai, il tenente di vascello Dmitry Kolesnikov, "che però non aveva figli. Noi volevamo simboleggiare anche tutte le famiglie delle vittime, quindi al comandante del Compartimento 7 Mikhail Averin (Schoenaerts), nel mondo della finzione, abbiamo dato una moglie (Seydoux), un figlio e un altro in arrivo". Poi c'erano altri problemi come quello della lingua, "visto che il film è girato in inglese e non in russo. L'ho presa come sfida per rendere la situazione più veritiera". Con Kursk, Vinterberg non vuole "dare lezioni, ne' risposte - dice -. Anche il comportamento delle autorità russe legato alla ragion di Stato, credo gli sia costato molto. Ma sono brutalità che avvengono ovunque". Il film è stata inoltre l'occasione per il regista di lavorare per la prima volta con Colin Firth: "Cercavamo da anni il progetto giusto. E' un attore meraviglioso stupendo, una miscela fantastica, di umiltà, talento, fama, onestà. Ha tutto quello che puoi desiderare in un artista, è stato un sogno lavorare con lui. Lo sceglierei sempre, anche per una protagonista donna" conclude sorridendo.

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