Greengrass, racconto Utoya e l'avanzata della destra

In gara a Venezia con 22 luglio. Il cinema deve avere coraggio

VENEZIA - '22 LUGLIO' di Paul Greengrass, in concorso alla 75/ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, ci racconta la strage di Utoya (Norvegia) del 22 luglio 2011 dove 77 persone furono uccise dal giovane estremista Behring Breivik, dedicando tanto spazio a questo ragazzo dell'ultra-destra più che al suo doppio attentato: prima a Oslo con un'auto bomba e poi a Utoya con le relative vittime. E questo non a caso, come ha spiegato al Lido il regista: "Inizialmente volevo fare un film sull'immigrazione, sui migranti da girare a Lampedusa. Poi ho pensato che sarebbe stato più efficace trattare lo stesso argomento, ma dal punto di vista dell'avanzata della destra in Occidente e in Europa. Un'avanzata nata con la crisi economica del 2008 e che è poi sempre più cresciuta. Quello che è successo a Utoya - dice - è stato un momento rivelatore e sono orgoglioso di aver fatto questo film che si può vedere come una forma di meditazione e di indicazione sul come si possa vincere questa battaglia".

Nel film, targato Netflix (che lo distribuirà dal 10 ottobre) e basato sul libro di Asne Seierstad dal titolo 'Uno di noi', le dichiarazioni nel segno del sovranismo e contro l'immigrazione e multiculturalità fatte da Breivik (Anders Danielsen Lie) che si definisce un membro dei Templari pronto a una guerra e fa il saluto nazista. Ma anche, parallelamente al processo al neonazista, la lenta guarigione di una delle sue vittime (interpretato da Jonas Strand) che non mancherà di testimoniare al processo con un intervento molto commovente.

Va detto che sulla strage di Utoya era passato al Festival di Berlino un'altra opera speculare a quella di Greengrass, U-July 22 di Eric Poppe, ovvero 72 minuti (l'esatto tempo della strage) di piano sequenza con video camera a mano, ma tutti dedicati alla mattanza degli studenti sull'isola. Sulle scene di violenza del film spiega il regista:"dopo aver parlato con i genitori delle vittime mi sono reso conto che loro volevano si capisse esattamente quello che era successo, che non fossi troppo edulcorato, ma alla fine ho creduto che bisognasse essere allo stesso tempo molto rispettosi". Ma il messaggio di Greengrass, non nuovo ad opere che affrontano temi reali a sfondo politico come United 93, è chiaro: "Il cinema - dice - deve guardare con coraggio alla realtà così come è e dove sta andando, e indicare anche come questa realtà si possa affrontare".

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