Ozpetek a Giffoni, "Io tentato da Netflix"

Regista, lancia app per talenti, "mondo è in crisi di identità"

(ANSA) - GIFFONI VALLE PIANA (SALERNO), 21 LUG - Prima un film, "che ha la priorità per me, per cui ho un'idea, ma sono ancora all'inizio e poi forse potrei pensare a una serie tv per Netflix. Me l'hanno chiesto, ci siamo già incontrati, stiamo dialogando". Sono i nuovi progetti di Ferzan Ozpetek oggi al Giffoni Flm festival per una masterclass con i ragazzi, che hanno anche potuto vedere il suo ultimo film, Napoli velata. Il regista che tornerà nella città partenopea per dirigere al San Carlo (dove era già stato regista della Traviata), un allestimento di Madama Butterfly si sta dedicando anche al lancio di Whatastar, un'app gratuita ideata da lui per scoprire e valorizzare nuovi talenti nella recitazione e nel canto. "Artisti, secondo me, si nasce. Il talento deve esserci, poi certo bisogna studiare e perfezionarsi, ma chissà quanti grandi registi o poeti ci sono tra gli impiegati di banca che non conosceremo mai". Sull'app si può caricare il proprio video e provare a scalare le classifiche dei preferiti. "Volevo dare alle persone la possibilità di esprimersi, l'app va presa come un gioco. C'è già in italiano, turco e in inglese e me l'hanno chiesta anche i francesi e gli inglesi". Nel nuovo film, come sempre nel mio cinema, "si rifletterà anche il peso delle cose che viviamo tutti. In Le fate ignoranti, si parlava di globalizzazione, oggi si sta vivendo in tutto il mondo il contrario, abbiamo paura del prossimo, del diverso, tutti vogliono sentirsi nella sicurezza della propria cultura. Sembra quasi, come un 'complotto' mondiale, è come se negli ultimi quattro/cinque anni si siano volute preparare le persone a questo. Internet ha avuto un ruolo, ci girano sempre più notizie fake e la gente e la gente ci cade". Per Ozpetek "c'è una grande crisi di identità. E vero che a volte sentirsi circondati da altre culture può dare un po' di insicurezza, ma bisognerebbe accogliere l'altro come facciamo con un ospite a casa, chiudersi non è la soluzione" . E' anche vero però che "le molte persone che reagiscono così vivono a volte in difficoltà. Bisogna conoscere situazioni come quella delle periferie di Roma dove la gente soffre e cerca un colpevole". Il regista, che ha scelto di vivere in Italia 43 anni fa definisce quella con il nostro Paese "una grande storia d'amore". Nonostante sia molto affascinato dalla tecnologia, per il regista "i telefonini ci hanno in parte rovinato la vita, hanno influito negativamente sui rapporti umani. Io da qualche anno vado in vacanza su un'isola greca, e tutte le sere a cena vedo una famiglia di quattro inglesi che non parlano tra loro ma guardano solo i loro cellulari. A furia di controllarli continuamente leggiamo anche meno libri. Esageriamo, e mi ci metto anch'io. Spero che prima o poi scatti un meccanismo di rifiuto". A chi gli chiede in cosa le città protagoniste dei suoi ultimi film, Istanbul e Napoli, si somiglino, spiega: "hanno poco in comune in realtà, a parte essere sul mare. Istanbul è più simile a Genova e un po' a Venezia. Napoli è unica nel suo mistero, che non va scoperto fino in fondo".

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