In Oh mio Dio! Ritorna Gesù ma è 2.0

In sala dal 26/3 il mockumentary di Amato con Carlo Caprioli

Dopo 'Sono tornato' di Luca Miniero, che ha visto il ritorno di Mussolini al cinema, arriva 'Oh mio Dio!', film di Giorgio Amato in sala dal 26 marzo con Easy Cinema, che fa tornare nella Roma di oggi un personaggio ancora più ingombrante: Gesù in persona (Carlo Caprioli). Un Cristo che parla per parabole, cerca proseliti e soprattutto fa miracoli (non ultimo quello di camminare sul Tevere davanti a Castel Sant'Angelo). C'è anche una originale Maria (Anna Maria De Luca) e un'altrettanto anomala Maddalena (Giulia Gualano) e non mancano gli apostoli.
Tra pura fiction e mockumentary, interventi nella realtà con cinepresa nascosta (ospedali, scuole, treni e conventi), il Gesù che propone il film non sembra attecchire più di tanto nella Roma contemporanea. E questo anche se si utilizzano i social e si fa vedere per strada un video in cui appare il miracolo più grande: quello di una resurrezione. Insomma il mondo oggi è troppo cinico, poco sensibile a Gesù anche se lo si propone in digitale
Ma il Cristo raccontato dal regista sardo al suo quarto film non si scoraggia più di tanto, anche quando i social gli danno una piccola popolarità insieme al sospetto che tutto sia solo una messinscena ben organizzata. Insomma, preparare le persone all'imminente avvento del Regno dei Cieli si dimostrerà un'impresa molto più ardua di quella che affrontò il Cristo 2000 anni fa.
"L'idea di questo film nasce nel 1988 mentre studiavo sociologia delle religioni - spiega oggi a Roma il regista -. Non sono credente, ma il tema della Parusia, che allora non sapevo neppure bene cosa fosse, mi ha sempre affascinato. Certo mi sono reso conto che affrontare questo argomento mi faceva correre un rischio enorme, ma era comunque un modo di confrontarmi, all'eta di cinquant'anni, sui temi della mia infanzia. Su quei valori semplici come cercare di amare gli altri come se stessi o non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te".
In 'Oh mio Dio' anche la lettura della figura del Gesù reincarnato come un folle schizofrenico e mitomane: "È una cosa che abbiamo considerato", spiega Amato che alla fine si commuove fino alle lacrime quando gli si chiede della evidente religiosità di questo film firmato però da un ateo: "Quando mio padre era molto malato - dice il regista singhiozzando - avevo un permesso speciale per il parcheggio in ospedale, ma lui ogni volta mi chiedeva di non approfittarne. Ecco io vengo da una famiglia così".

 

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