Corpo e anima, l'anti-cinepanettone ungherese/VIDEO

In sala il film Orso d'Oro a Berlino, amore e sogno a Budapest

In un luogo pieno di sangue e dolore come un mattatoio, vale a dire nel luogo più lontano possibile dai sogni e dall'amore, può accadere una magia triste. Questo lo spirito di 'Corpo e anima' ('On Body and Soul') della regista ungherese Ildikó Enyedi, ovvero l'anti-cinepanettone per eccellenza di quest'anno. Il film, in sala dal 4 gennaio con Movies Inspired e già vincitore dell'Orso d'Oro alla 67/a edizione della Berlinale, racconta una singolare storia d'amore tra due solitari in un macello di Budapest.

Endre (Géza Morcsányi) è il direttore finanziario dell'azienda, un cinquantenne con braccio sinistro paralizzato che vive solo in una buia casa. Maria (Alexandra Borbély) è invece una neo addetta alla qualità, un'algida ragazza psicolabile, totalmente devota al suo lavoro che svolge con maniacale precisione. I primi approcci tra i due sono disastrosi, nel segno della più grande distanza, ma quando un furto all'interno del macello richiede l'intervento di una psicologa che somministra test a tutti i dipendenti per capire la tipologia del ladro, qualcosa di incredibile succede. Alla domanda su cosa abbiano sognato quella notte, Endre e Maria rispondono di aver fatto lo stesso sogno.

Una coincidenza assurda che i due scopriranno ripetersi ogni notte quando puntualmente si incontrano in un bosco con le fattezze di due cervi, maschio e femmina. E così, lentamente ma inesorabilmente, la loro distanza nella vita lavorativa come in quella privata, si riduce nel segno di un destino che Endre e Maria dovranno affrontare al di là delle loro nature.

"Abbiamo lavorato sodo per fare questo film, ma una gran parte del lavoro è stata dover nascondere quello che stavamo facendo - ha dichiarato a Berlino la regista, già autrice di My 20th Century, scelto tra i 12 film ungheresi più importanti di tutti i tempi -. Volevamo solo fare un film semplice come un bicchiere d'acqua. E' stato rischioso e ci credevamo tutti, ma c'era sempre il problema pubblico: ci avrebbe seguito in questo viaggio?". In questo film, nel quale Ildikó Enyedi torna a mettere in scena le forme del sentimento e la difficoltà di manifestarlo, come aveva già fatto in Tamas et Juli nel 1997 con protagonisti un minatore e una maestra d'asilo, molte crude scene nel mattatoio tra un mare di sangue e teste di bue mozzate. E nei titoli di coda un'avvertenza che fa riflettere: "Alcuni animali sono stati maltrattati e uccisi durante le riprese, ma per ragioni esterne al film stesso".

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