Happy End, lo sguardo feroce su borghesia al tramonto

In sala dal 30/11 film con Trintignant, Huppert e Kassovitz

Michael Haneke racconta in Happy End, in sala dal 30 novembre con Cinema di Valerio De Paolis dopo la prima mondiale al festival di Cannes 2017, l'anima nera della borghesia ormai incapace di sentire qualsiasi cosa, priva di ogni empatia. Passo dopo passo si entra in questa famiglia ricca, i Laurent, che vive a Pa de Calais, tra i disagi degli immigrati, per capire che dietro quella facciata di normalita' c'e' solo indifferenza anche verso se stessi. "Racconto non solo la borghesia - dice il regista del Nastro bianco -. Cerco di attraversare la vita con gli occhi aperti e non potevo non parlare della societa' del nostro tempo, del nostro modo di vivere autistico che ci circonda e ci riguarda anche in prima persona" Simbolo di Happy End anche il palmare della tredicenne Eve con cui parte il film.

Un palmare che registra tutto, dall'amato criceto alle prese con il suo pasto, al tentativo di suicidio del nonno (Jean-Louis Trintignant) con la stessa lucida indifferenza. Quasi un sequel di Amour - il patriarca si chiama George, proprio come il protagonista del film del 2012, sempre interpretato da Trintignant, Oscar miglior film straniero - George questa volta e' il fondatore di un'azienda di costruzioni con tanta voglia di uccidersi. La figlia maggiore del patriarca, Anne (Isabelle Huppert), segue gli affari di famiglia e ha a che fare con l'immaturo figlio Pierre (Franz Rogowski) che beve troppo, ma alla fine si capisce che non lo ama piu' di tanto. Il fratello di Anne, Thomas (Mathieu Kassovitz) passa gran parte del suo tempo curando i suoi affari, mentre sua figlia Eve (Fantine Harduin) e' una silenziosa ragazzina che esprime il suo disgusto filmando tutto. Per chiudere il quadro, il padre di Eve, Thomas si e' risposato, ma passa gran parte del suo tempo a fare sesso digitale - tramite e-mail - con un'altra donna e, infine, la stessa Anne ha una relazione con un businessman inglese verso cui non prova nessun affetto.

"Certo che nel film ho messo anche i social-media fanno parte del mondo che e' cambiato- dice ancora Haneke, due volte Palma d'oro -, ma spero non sia la cosa che si noti di piu'. Siamo bombardati da informazioni ma ci toccano solo in superficie, non vanno mai ad incidere davvero sulla nostra vita". La Huppert, che ha lavorato ben sei volte con Haneke, dice di lui:" C'e' sempre grande precisione nelle sue sceneggiature e questo, al contrario di quello che si pensa, rende piu' liberi gli attori. Quello che amo di Haneke e' la varieta' del suo cinema. Ha fatto film politici, storici e intimi e poi si interessa alla persona oltre che all'attore".

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