Gli Asteroidi, una generazione in macerie

L'orco Delbono affianca tre esordienti in opera prima Maccioni

Le macerie economiche, ideologiche, spirituali di una generazione, di un Paese in crisi, di un'area della pianura padana e della provincia bolognese un tempo florida e oggi desertificata tout court, di ragazzi sperduti in un mondo impazzito e precario, di padri inadeguati nonostante i loro sforzi: è questo l'universo descritto in 'Gli Asteroidi' opera prima di Germano Maccioni in Concorso internazionale al '70 Locarno Festival' dove può puntare in alto grazie anche a una interpretazione straordinaria di Pippo Delbono, 'orco' cattivo sì ma anche con molte sfaccettature, affiancato da tre giovani esordienti di una sorta di 'cantera' teatrale emiliana.

Il film, che esce fra ottobre e novembre in Italia, parla dell'amicizia fra Pietro (Riccardo Frascari), Ivan (Nicolas Balotti) e Cosmic (Alessandro Tarabelloni) ognuno con una sua disperazione: il primo studente sofferto ex benestante con ditta in pignoramento e in crisi con la madre (Chiara Caselli) che vorrebbe cedere il costoso violoncello del marito morto impiccato in azienda per i debiti; il secondo sbandato con babbo sindacalista che persi i punti di riferimento beve, gioca alle macchinette mangia-soldi e dorme in auto; il terzo, che si è gettato da piccolo dal balcone pensando di essere un supereroe e ora, rimasto 'strano', delira ritenendo prossima la fine della Terra per una caduta appunto di asteroidi. Spesso si trovano in una zona a Medicina (Bologna) dove sorge un grande osservatorio astronomico, scelta che può essere letta anche come una citazione di 'Deserto Rosso' di Antonioni con Monica Vitti. Il problema è che l'inquietudine di Ivan sfocia nel crimine: insieme a Cosmic, comandati da Ugo (Delbono), ex carcerato che vorrebbe comunque farne un po' il padre pur rude e pieno di contraddizioni, fanno furti nelle Chiese a tal punto da essere chiamati 'La gang dei candelabri'. Quando Cosmic si fa male Ivan coinvolge un Pietro riluttante. Ma questa volta il furto va male e si scatena una serie di episodi di violenza che ineluttabilmente portano all'omicidio.

"Io il film non l'ho visto, la sceneggiatura non l'ho letta, a me serve fare l'attore, lo stare in scena, in azione, sapere cosa fare - dice diretto Delbono mattatore anche in conferenza stampa -. Bisogna camminare sul filo, avere un rapporto sciamanico con il mestiere. Lavorare con questi esordienti per me è stata una palestra anche se io sono un po' musone, se no si diventa dei mestieranti, si diventa dei 5 al 6, al massimo dei mediocri 6 al 7". Maccioni spiega in chiave favolistica alcune sfasature narrative: "Ci sono delle imperfezioni ma il mio intento era quello di spiegare una crisi di valori, una società che va a pezzi e ho inserito diverse scene simboliche".

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